Ci siamo lasciati lo scorso articolo con un invito a rispettare la musica come lavoro, i musicisti come lavoratori. C’è però una merce ancor più rara nel nostro settore: il coraggio di sostenere le idee.

Nel 1971 esce Fetus, primo disco di Franco Battiato, un disco surreale, in completa contrapposizione con le mode dell’epoca, l’inizio di un percorso artistico che non ha mai mancato di stupire, che non ha mai lasciato spazio alle attese ma ha invece sempre puntato alle idee e alla sperimentazione, alla scoperta di nuove soluzioni, anche rischiando.

Musica leggera, elettronica, d’avanguardia, fino all’Opera: l’artista italiano più trasversale dell’epoca moderna. Una carriera fatta però non solo di successi ma anche di momenti più bassi a livello di vendite che avrebbero potuto minarne l’evoluzione artistica. Determinante nel suo caso, dopo tre dischi di scarso successo, fu l’investimento della EMI, con la quale nel 1979 pubblicò L'Era del Cinghiale Bianco: il coraggio di sostenere le idee, per l’appunto.

Era il ’79, un periodo decisamente più florido, certo. Oggi, nell’epoca del revival musicale, dove riprendere immaginari del passato sembra l’unica arma nell’arsenale di un artista per attirare il pubblico, dove la discografia non osa più, gli investimenti sono sempre minori e si tende a puntare sul cavallo sicuro, sul sound che funziona, facciamo chiaramente fatica a pensare ad un’etichetta che investa su un artista che “buca” tre dischi di fila.

È emblematico l’atteggiamento di una discreta quantità di etichette indipendenti. Il percorso artistico e professionale di una giovane etichetta indipendente non prescinde quasi mai dal puntare sulle idee per emergere, in quanto unica forza da mettere in campo insieme all’entusiasmo, mancando i fondi economici da investire. È consuetudine sempre più diffusa però, una volta emerse, di abbondonare questo primordiale e romantico atteggiamento, per consolidare il proprio posizionamento nel mercato attraverso scelte conformiste, in linea con l’onda del momento. Ma se le etichette indipendenti con un po’ di appeal si conformano e le major non osano, quali possono essere i margini di innovazione della musica italiana?

I pochi lampi di prodotti pensati fuori dagli schemi tendono anch’essi a conformarsi tra loro, penso ad esempio al “caso Liberato”. Ad un certo punto, quest’anno, sembrava che l’unico obiettivo nella nostra vita fosse capire chi è Liberato, operazione di marketing riuscitissima basata sulla sottrazione dell’identità. Nulla di eccessivamente innovativo, a pensarci, se consideriamo (senza andare troppo indietro nel tempo) i Gorillaz della fine degli anni ’90, ma anche, rimanendo in tema di Indie italiano, le prime apparizioni de I Cani, con i visi coperti da sacchetti di carta.
Quindi la sottrazione dell’identità funziona, ok, e allora si va a frotte a tentare quella strada, da Cambogia, fino Gazzelle (almeno nella prima fase in cui appariva sui social con il viso coperto da stelline). Il non convenzionale diventa convenzionale.

In questa cornice, le pennellate di artisti come Battiato sembrano non trovare alcun posto, eppure in un mercato che a causa di questo atteggiamento si è livellato verso il basso, sono proprio le idee ed il coraggio che potrebbero rappresentare l’arma in più.

Stupire, mettersi in discussione e non avere remore nel seguire le proprie intuizioni, avere il coraggio di andare fino in fondo sempre, questo ha perso il mercato discografico italiano, questo è quello che dovremmo tentare di reintrodurre.

Vi lascio con una delle mie solite domande: per voi qual è oggi l'artista italiano dalle idee migliori?

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