FESTEGGIAMO 2 ANNI E MEZZO DI iBLOG... FACCIAMO UN TOUR?

Vasco Rossi festeggia 40 anni di carriera, gli Afterhours 30, Elisa 20, Cristina Donà anche 20, i Pooh l’anno scorso 50, gli Jarabe De Palo addirittura doppio festeggiamento: 20 di carriera e 50 di Pau Donés e potrei andare avanti ancora parecchio… tutti anniversari altisonanti, seguiti da edizioni speciali, libri e, soprattutto: tour.

E poi ci sono i cofanetti chiaramente, una rata di mutuo per acquistare il megacofanettosuperspecial del nostro artista preferito, tanto praticamente ogni anno è l’anniversario di un disco storico dei Beatles o dei Led Zeppelin o di Elvis, e lì son botte da 40/50/60 anni eh.

A completare il quadro: i decessi. Sugli anniversari degli artisti morti in Italia siamo campioni del mondo.

È la nuova frontiera del revivalismo, che si fonde in questo caso con il culto dell’oggetto, che sia un cofanetto o il biglietto dell’evento. È il vanto del “io c’ero”, più vicino al feticismo che alla passione.
Dietro, come sempre, c’è il marketing.
Lo sappiamo dai, non basta più vendere la musica, e allora si cerca di vendere la storia, come se per il pubblico più importante della musica in sé fosse la longevità dell’artista, e poi rimettere in circolo vecchi brani resta sempre una bella boccata d’ossigeno editoriale.

Ma se per trascinare il pubblico ai concerti o nei negozi di dischi abbiamo bisogno di dargli in pasto “l’evento storico” forse qualcosa non sta andando per il verso giusto. Se è il pubblico a volere questi prodotti, o qualcosa nel mercato musicale non funziona o non si produce nulla di valido da un ventina d’anni almeno.

Parlavo nello scorso articolo (argomento l’evento Modena Park di Vasco Rossi) di una differenza generazionale nell’approccio alla musica, da una parte Vasco che riesce a fidelizzare il suo pubblico fino a raggiungere numeri incredibili, dall’altra noi che oggi abbiamo bisogno del “mistero Liberato” per essere attratti da un prodotto. E anche lì un sapore vintage, con il neomelodico che si contamina con l’indie, per non parlare dei video dei Thegiornalisti, completamenti immersi nell’odierno ritorno di fiamma degli anni ’80.

Aaaaahhh, gli anni ’80… siamo in pieni anni ’80.
Tutti partecipano al gioco, anche i detrattori, quelli che “fa tutto schifo”, campioni indiscussi di alimentazione delle mode tanto quanto gli artisti stessi che le cavalcano, fino agli artisti che con ironia utilizzano le sonorità anni ’80 a contrasto con un testo chiaramente critico nei confronti di questa tendenza, come nel caso di Giancane ed il singolo “Limone” da poco uscito.
Riferimenti al passato anche nei contenuti delle canzoni quindi, non solo nelle sonorità.

La domanda è: perché?
Da dove deriva questo nostro guardare sempre al passato (prendendone spesso il peggio), perché l’attualità non ci interessa? Incapaci di vivere il presente per genetica o perché realmente questo presente non ci piace, non lo capiamo, non lo sentiamo nostro? Forse i nostri genitori hanno avuto una influenza culturale talmente forte da appassionarci in maniera morbosa alle produzioni della loro epoca, forse abbiamo visto troppe volte i vecchi film della commedia all’italiana. Fatto sta che è una evidente tendenza culturale che va avanti ormai da diversi anni, ondate di revival musicale sulle quali editori e discografiche surfano gagliardi.

Sapete che c’è!? Comincia a piacermi questa cosa di lasciarvi con delle domande, e allora discutiamone.

Ah, per la cronaca, per me “con gli anni ’80 avete rotto il cazzo… che poi hanno rotto il cazzo già dagli anni ‘80” [Giancane – “Limone”]

di Francesco Galassi

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