VASCO ROSSI: NE RESTERA' SOLO UNO?

 

Vasco Rossi definisce il concerto del Modena Park come un “evento epocale” e, di fatto, lo è.

Non lo dico io che, per evitare da subito ogni fraintendimento, non solo non sono un fan di Vasco ma non ci ho mai neanche trovato granché di interessante, lo dicono i numeri.
Tralascerei, se me lo permettete, l’aspetto puramente artistico della faccenda, e calerei un velo pietoso sui detrattori a prescindere, per moda o per indole, come sul fanatismo fondamentalista Vaschiano. Anche perché le chiacchiere passano ma i numeri restano, e i numeri in questo caso sono clamorosi.

Dire che quello del Modana Park sia stato un evento da 220mila persone (o 230 a sentire il “buon” Bonolis) è estremamente riduttivo. Cinque milioni e mezzo di spettatori hanno seguito il concerto da casa, in diretta Rai, quasi duecento cinema e tre palazzetti in tutta Italia l’hanno proiettato, senza contare quelli (come me) che se lo sono visto il giorno dopo in streaming su Rai Play.
Facendo un po’ i “conti della serva” possiamo metterla così: più o meno un italiano su dieci ha visto il concerto dedicato ai quaranta anni di attività di Vasco Rossi, nato a Zocca (MO) il 7 febbraio 1952, professione… cantautore?

Anche i numeri della produzione sono incredibili: un palco lungo circa 130m, alto circa 25, 1.500 metri quadri di schermi, più di 2mila punti luce, 140 laser, più di sei chilometri di transenne, solo per citarne alcuni. Una produzione che solo pensarla fa girare la testa.

Lo abbiamo detto più volte da queste parti: mai come in quest’epoca il live è il fulcro del mercato musicale. E allora i conti son facili da fare e la dimensione e l’importanza di questo evento assumono i contorni epocali che il diretto interessato ha rimarcato in ogni suo intervento recente.

Fin qui è oggettivo resoconto, c’è poco da dire, ma come ci siamo arrivati a questi numeri? Come fa uno che non azzecca un disco da un paio di decenni (lo dice una grossa fetta di suoi fan eh, non io) a catalizzare su di sé l’attenzione di un paese intero, nel bene o nel male?

Io sono convinto che la parola chiave sia: fidelizzazione.
Vasco Rossi rappresenta un’epoca che stiamo perdendo, fatta di un rapporto sincero e diretto con il pubblico, è un personaggio che è stato criticato aspramente, preso di mira in più occasioni, ma non ha mai desistito dall’affrontare tutto a modo suo, dallo showbiz ai rapporti umani, dai processi alle apparizioni tv, dalle interviste al palco, è sempre stato Vasco e mai quello che gli altri si aspettano da lui.
Non è un intellettuale che ti guarda dall’alto in basso, non è un poeta nella penombra, non è eclettico né trasformista, è solo Vasco da Zocca, da sempre, per chiunque. Non c’è distinzione tra sé ed il suo pubblico, questo è ciò che ha generato questa estrema fidelizzazione, questo è alla base di quei numeri: la sincerità. Poi possiamo andare ad analizzare, ad approfondire, possiamo dire che i suoi brani sono concepiti appositamente per essere cantati come gli ultrà cantano allo stadio (e la gente in Italia va ai concerti per cantare, questo lo sappiamo, vero?), per dirne una, ma è la sincerità a cementare.

E forse è proprio la sincerità il valore che stiamo perdendo.
Pensiamo che il pubblico sia stupido, senza personalità, ma magari il pubblico (questa entità mitologica) vuole semplicemente sentirsi parlare da pari a pari, ascoltare racconti in cui identificarsi, vivere emozioni semplici come quelle che vengono dalla quotidianità. Questo Vasco non solo l’ha capito, ma l’ha fatto suo con una naturalezza disarmante, ed è questo, probabilmente, che non riusciamo più a trovare negli artisti italiani.

E così mentre Vasco fa 6milioni di spettatori per i suoi quarant’anni di carriera noi perdiamo ore della nostra vita a cercare di capire chi sia Liberato: qui sta la differenza, ed è una differenza generazionale… ma di questo magari parliamo in un altro articolo, che dite?
Anzi, facciamo così, vi lascio con una domanda: secondo voi, in prospettiva, nei prossimi 10/15 anni chi potrebbe avvicinarsi ad una impresa del genere? Voglio le motivazioni però eh!!

di Francesco Galassi

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