NON ERO MAI STATO AL PRIMO MAGGIO DI ROMA

di Andrea Spinelli

 

1 MAGGIO - TODAY IS THE DAY


La mattina io e Nicola ci alziamo di buon'ora e organizziamo al meglio l'attrezzatura.
Decidiamo di raggiungere il luogo del concerto con i mezzi pubblici perchè oltre a non conoscere la zona prevediamo tantissima affluenza e di conseguenza molto caos in piazza San Giovanni. 

Usciamo dall’alloggio carichi di zaini e attrezzatura e ci dirigiamo verso la metro, fermata Lepanto.
Lungo il tragitto veniamo rapiti dai profumi di un panettiere storico della zona e, pur essendo in ritardo sulla tabella di marcia, non possiamo fare a meno di fermarci per godere di scrocchiarella romana e maritozzi alla panna (per rimanere leggeri prima del Concertone).

Dopo la pausa pranzo prendiamo la metro direzione San Giovanni; le carrozze sono piene e tutti sono diretti verso un’unica meta.

Una volta risaliti in superficie ci troviamo davanti a un muro fatto di gente e uomini della sicurezza che blocca l'accesso alla piazza. Capiamo di essere nei guai perchè potremmo rimanere bloccati lì a lungo, quindi ci mettiamo a correre e a dimenarci attraverso l'orda di gente che presiede davanti ai cancelli; intanto nell’aria volano cori da stadio e qualche "FATECE ENTRAAA'!"

Riusciamo a raggiungere i controlli e a mostrare i nostri pass e finalmente entriamo dentro. 

La piazza è ancora abbastanza “vuota”, tranne un folto gruppo di persone sotto palco; io e Nicola ci guardiamo e mentre camminiamo a passo veloce verso il palco ci scambiamo un sorriso: 
"Sei carico?" 
"Abbomba!".

Ci dirigiamo subito nel pit; con mia sorpresa, nonostante siano le due passate del pomeriggio, è ancora vuoto. Ne approfittiamo per sistemare l'attrezzatura e per posizionarci nel migliore dei modi. 

Mentre apro il mio tavolino e tiro fuori le mie boccette di acquerelli, i ragazzi della prima fila mi osservano incuriositi: non capiscono cosa ci faccia lì un disegnatore, tra il palco e la prima fila, in mezzo ai fotografi.

Qualcuno trova il coraggio di rompere il ghiaccio e si fa avanti, richiamandomi a se con un gesto. 

"Ciao, cosa sono quei colori? Che cosa fai?". 
"Ciao. Io sono qui per dipingere dal vivo i musicisti mentre suonano". 

Al che il ragazzo mi guarda sbigottito e spalanca la bocca in un sorpreso "Noooo!"; la curiosità si diffonde anche tra i suoi amici. Mi fanno domande, mi offrono della focaccia (sapessero cosa ho divorato a pranzo non oserebbero), facciamo amicizia e dopo qualche minuto li saluto e mi reco in postazione.

Decido di utilizzare uno dei gradini che sporgono dalla transenna come sedia; dò un’occhiata alla piazza prima di sedermi e attendere l’inizio del concerto: c’è tantissima gente.

Bene. 
Mi siedo. 
Ho sistemato tutto.

Ph: Giusy Chiumenti

Ripercorro mentalmente la mia checklist.

Mi sembra tutto a posto.

Ho dimenticato qualcosa?
No non credo.
O forse si.
I fotografi.

E proprio in quel momento cominciano ad arrivare. A fiotti.

La loro espressione nel trovarmi lì è un misto tra sorpresa e curiosità. 
La domanda che mi pongono è sempre la stessa: “Che cosa fai?” 

È un’ottima occasione per conoscere fotografi della scena romana (e non solo); su tutti, Daniele Bianchi ed Emanuela Bonetti, due professionisti che seguo da tempo tramite social network.



Appurato che i fotografi non mi mangeranno vivo per il solo fatto di sottrargli prezioso spazio dal pit, mi rassereno e attendo l’inizio del concerto.

Ora siamo tutti pronti. Attendiamo la diretta.

  • I primi a calcare il palco del Primo Maggio di Roma sono gli Après La Classe; scaldano il pubblico con il loro folk rock, facendolo ballare e saltare a forza di scale balcaniche.
  • Successivamente si esibiscono Amarcord, Incomprensibile FC e Doro Gjat, band finaliste dell'1MNext 2017, contest del Primo Maggio che ha permesso loro di esibirsi sul grande palco.I vincitori saranno poi gli Incomprensibile FC.Ognuna di queste band ha qualcosa da dire e lo fa con professionalità e passione. E il pubblico lo apprezza.
  • Successivamente si esibiscono Amarcord, Incomprensibile FC e Doro Gjat, band finaliste dell'1MNext 2017, contest del Primo Maggio che ha permesso loro di esibirsi sul grande palco.I vincitori saranno poi gli Incomprensibile FC.Ognuna di queste band ha qualcosa da dire e lo fa con professionalità e passione. E il pubblico lo apprezza.
  • Successivamente si esibiscono Amarcord, Incomprensibile FC e Doro Gjat, band finaliste dell'1MNext 2017, contest del Primo Maggio che ha permesso loro di esibirsi sul grande palco.I vincitori saranno poi gli Incomprensibile FC.Ognuna di queste band ha qualcosa da dire e lo fa con professionalità e passione. E il pubblico lo apprezza.
  • La prima parentesi estera si apre invece con il pop rock dei Brother, vincitori dell'1MEurope.
  • Arriva il momento di Braschi, cantautore che ho già avuto modo di ascoltare e ritrarre dal vivo qualche mese fa nello stand di Red Ronnie al Palafiori di Sanremo; la sua esibizione gioca inizialmente su atmosfere morbide per poi aggiungere ritmiche più decise.
  • Il Geometra Mangoni rompe un po’ l'equilibrio che si è creato sinora iniettando nell'atmosfera un rock malinconico che mi ricorda un po’ la scena nostrana anni '90.
  • Arriva il momento di Tu Vuò Fa' L'Americano che Rocco Hunt reinterpreta, giocando forse facile ma tenendo il palco alla grande.
  • All'arrivo dell'Orchestra Popolare del Saltarello la scena viene colonizzata da strumenti folkloristici e ragazze che saltellano in gonna rossa per tutto il palco.
  • Mimmo Cavallaro è un cantautore calabrese che non avevo mai ascoltato prima d’ora; durante il viaggio di andata Nicola (che è di origini calabresi) mi raccontava di quanto sia popolare in Calabria.Mi colpisce il fatto che suoni seduto pur facendo ballare tutta piazza S. Giovanni.
  • Teresa De Sio ripropone alcuni brani di Pino Daniele e dedica un pensiero a un chitarrista recentemente scomparso: Fausto Mesolella.
  • Giovanni Guidi, pianista di successo che non conoscevo, ci acquieta al pianoforte con Can't Help Falling In Love. Momento romantico (forse la sera sarebbe stato ancora più coinvolgente).
  • Marina Rei si dimostra subito energica e decisa presentandosi sul palco prima alla batteria e poi alla voce.Insieme a Marina avrebbe dovuto esibirsi Paolo Benvegnù, cantautore che ho avuto l'onore di ritrarre in diverse occasioni; Paolo purtroppo ha avuto un malore la sera del 30 Aprile e ha dovuto annullare la sua presenza al Concertone.
  • Artù gioca "in casa" con il suo genuino cantautorato romano; per lui Roma d'estate è una troia perfetta.
  • Ladri Di Carrozzelle è la prima band di successo del panorama italiano composta in gran parte da persone disabili; portano il buonumore sul palco con il loro brano rock #StravedoPerLaVita.
  • È il momento della parentesi neo indie italiano che si apre ufficialmente con Ex Otago, Motta e Le Luci Della Centrale Elettrica.
  • È il momento della parentesi neo indie italiano che si apre ufficialmente con Ex Otago, Motta e Le Luci Della Centrale Elettrica.
  • È il momento della parentesi neo indie italiano che si apre ufficialmente con Ex Otago, Motta e Le Luci Della Centrale Elettrica.
  • Bombino è una scoperta incredibile con i suoi grooves di basso esotici.
  • Finalmente una pausa: siamo arrivati a quota 3 ore di musica live non-stop. Ho giusto un'oretta per mangiare qualcosa nel backstage e poi ritornare qui.I La Rua riaprono le danze; Daniele Incicco picchia sul suo timpano mentre intorno il crepuscolo avanza. La gente balla a più non posso. Sicuramente tra i miei preferiti di questa edizione del Concertone.
  • Levante mantiene intonazione e grinta dall'inizio alla fine della sua esibizione. Ho visto Claudia dal vivo diverse volte e penso dia il meglio di sé proprio nei live; ha un'attitudine veramente rock.
  • Ecco la penultima parentesi straniera, un gruppo cult nel suo genere: gli Editors.A questo punto comincio ad accusare un po’ di stanchezza; sono diverse ore che siedo al tavolino a disegnare, ma non voglio mollare. Abbiamo superato la metà scaletta e il livello musicale si sta alzando sempre di più.All'improvviso attacca a piovere: non sono preparato a questo! Penso che sia l'inizio della fine.Ma ecco che una delle ragazze della prima fila cerca di ripararmi con la sua mantellina. Questo mi permette di continuare a disegnare, nonostante ormai stia piovendo abbondantemente. È la pioggia ormai a stendere il colore al posto mio, cosa ben visibile nel risultato finale.
  • Lo Stato Sociale si presenta smutandato, senza un pantalone, lanciando dei grossi palloni in mezzo al pubblico che raggiungono presto le prime file e per poco non distruggono la mia postazione. Anche qui, fotografi e prime file mi proteggono dagli urti. Ormai sono considerato come una specie di panda in via d'estinzione da tutelare.
  • Gabbani secondo me quest’anno non vince solo Sanremo, ma anche il Primo Maggio di Roma. Ci insegna come si tiene un palco di quella portata; la gente è in delirio totale. Anche io tra una pennellata e l’altra ballo come uno scimmia nuda, lo ammetto.
  • Sono felice di vedere anche Brunori Sas su questo palco che propone una parentesi di leggerezza e qualità.
  • È il momento di Ermal Meta i "lupi" (così vengono chiamati i suoi fans) non nascondono il loro entusiasmo nel vedere il loro idolo esibirsi sul palco.
  • Poi arriva Bennato che ci racconta a colpi di pennate Bagnoli, la sua città devastata e “in vendita”.
  • Maldestro è uno degli artisti più originali della scaletta; anche qui torna una sorta di leggerezza nell'aria.
  • Fabrizio Moro arriva sul palco saltando come un bimbo pieno di gioia; è incontenibile e i suoi fans lo supportano a squarciagola.Nel frattempo, Daniele Incicco dei La Rua è sceso nel pit per osservare da vicino il concerto e approfitto per salutarlo.
  • Samuel (Subsonica) ci presenta i brani del suo nuovo progetto solista con eleganza e un pizzico di musica elettronica.
  • I Planet Funk hanno spaccato di brutto con il loro sound estero.
  • I Public Service Broadcasting chiudono il Concertone con un rock fuori dalle righe e molto particolare.
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Il Concertone finisce qui e così la mia staffetta di live painting.

Mi alzo dal tavolo di lavoro e abbraccio Nicola gridando "Ce l'abbiamo fatta!"

Poi mi giro e trovo metà della folla che c'era prima: sono già tutti intenti a fuggire da Piazza S.Giovanni, nel pit siamo rimasti solo noi. 

La stanchezza emerge senza fare tanti complimenti, mentre l'adrenalina scende molto rapidamente. 

Sono incredulo dell'impresa che ho compiuto: ho ritratto dal vivo tutti e 33 gli artisti che si sono esibiti al Concertone del Primo Maggio di Roma, compresi quelle che hanno calcato il palco suonando un solo brano della durata di pochi minuti.

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Non ero mai stato al Primo Maggio di Roma prima d’ora.

Ricordo che da ragazzino mi piazzavo davanti alla televisione dalle 15.00 a mezzanotte, eccitato all’idea che le mie band preferite, quelle alternative, avrebbero finalmente avuto il loro meritato spazio sul piccolo schermo (com’è stato per gli Afterhours o Il Teatro Degli Orrori).

Ho sempre percepito il palco del Primo Maggio di Roma come qualcosa di gigantesco, un appuntamento importante per la musica italiana e non solo, una bella responsabilità per i musicisti che lo calcano. E lo penso tuttora, forse ancor più di prima: perché si parla di lavoro, di quello che non c’è.

Ho svolto il mio ruolo di live painter nel pit, la "zona di guerra" tra il pubblico e il palco; qui i fotografi sgomitano per riuscire a portare a casa gli scatti migliori. Rimanere in quello spazio “privilegiato” per l’intera durata di un concerto può essere molto stressante: io e Nicola, il fotografo che mi accompagnava in questa avventura, abbiamo resistito per 8 ore.

Navigando sulle pagine social ufficiali del Primo Maggio di Roma è possibile vedere i miei lavori condivisi in tempo reale dallo staff; sulla loro pagina Facebook trovate anche un breve video che mi vede all'opera:

 

 30 APRILE – ARRIVO IN PIAZZA SAN GIOVANNI (ED È GIA ARIA DI FESTA)
 

Ph: Nicola Cordì

Ho condiviso questa avventura con Nicola Cordì, fotografo con il quale ho lavorato fianco a fianco per tutta la durata dell'evento (suoi molti degli scatti in questo articolo) e Astrid Serughetti de L'Altoparlante, ufficio stampa fondato da Fabio Gallo che quest'anno festeggia i 10 anni di attività.

 

Ph: Marcella Sullo 

Siamo partiti la mattina del 30 Aprile da Milano, in modo da raggiungere  piazza San Giovanni a Roma per un sopralluogo già il giorno prima; tra buona musica, lunghe chiacchierate e qualche sosta in Autogrill, raggiungiamo Roma in meno di 6 ore.

Una volta arrivati sul posto, parcheggiata l’auto in un vicoletto lì vicino, ci accoglie la voce inconfondibile di Edoardo Bennato, quasi fosse un caloroso benvenuto.

La prima cosa che noto, una volta sceso dall’auto, sono i volumi che arrivano dall’impianto audio: saremo distanti un centinaio di metri ma la botta arriva tutta, nitida e potente. 

Penso: "Porca miseria, chissà allora come saranno i volumi nel pit!".

Le dimensioni del palco: enormi, il più grande palco dove io abbia mai disegnato (più grande anche del palco del Market Sound dove l'anno scorso ho ritratto dal vivo gli Afterhours). 

Imbracciamo l'attrezzatura e ci rechiamo in zona produzione a ritirare i nostri pass.

Lì ci attende Francesco Galassi di iCompany che ci porta nel backstage; ci spiega le tempistiche e come è organizzato l'evento. La prima cosa che faccio è chiedere a Francesco una scaletta dell’evento con l’ordine di esibizione degli artisti e relativi orari (cosa che faccio rigorosamente ad ogni evento di live painting).

Una volta recuperata la scaletta ci rechiamo nella gabbia dei leoni: il pit.

SOPRALLUOGO IN TRINCEA – IL PIT

 

Ph: Nicola Cordì 

Il pit è sorvegliato da alcuni omoni in maglietta giallo fluo che incutono timore ma allo stesso tempo mettono allegria ; una piccola folla di curiosi si è già riunita sotto palco per ascoltare il soundcheck dei Planet Funk (i colpi di cassa in 4/4 ci spettinano).

Osservo lo spazio tra la transenna ed il palco: è più largo di quanto pensassi. Questo è ottimo.
Anche il punto di vista è perfetto: dal lato sinistro del palco riesco a intravedere tutti gli artisti a figura intera, cosa che non mi aspettavo affatto. Altro problema risolto.

Restano alcuni dettagli che potrò valutare solo domani: la mia capacità di tollerare i volumi sotto cassa (volente o nolente mi ritrovo di fronte ad una cassa sub 1.50 x 1.50 mt - segnare “comprare tappi per orecchie” sulla lista) e quanto si scateneranno i fotografi che, a detta di Francesco, saranno più o meno un centinaio.
Dopo questo rapido sopralluogo io e Nicola abbandoniamo la zona rossa per raggiungere l’appartamento dove dormiamo.
Una volta arrivati a ‘casa’, ci rilassiamo e aspettiamo l'ora di cena per strafogarci di Hamburger. Giusto per stemperare un po’ la tensione...a Roma si usa così no? Forse non solo a Roma..

di Andrea Spinelli

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