I SEGRETI DEI PROFESSIONISTI DELLA MUSICA


Il nuovo blog di iCompany dedicato agli operatori del settore

 

03  |  Riccardo Vitanza - L'arte di comunicare

Quando si parla di ufficio stampa musicale un nome su tutti viene subito in mente: Parole & Dintorni di Riccardo Vitanza.
Gestisce (o ha gestito) la comunicazione degli artisti italiani di maggior rilievo da Ligabue a Francesco De Gregori, passando per Zucchero, Vinicio Capossela, Litfiba (solo per citarne alcuni) e per alcuni tra i maggiori eventi musicali del Paese.

Quando si dice “farsi da sé”, Riccardo Vitanza arriva in Italia con la sua famiglia dall’Eritrea nel ’76.
“Arrivammo a Roma e non avevamo nulla, i miei fratelli lavoravano in fabbrica per poter sostenere la famiglia. Nell’84 mi trasferii a Milano per studiare, ma mollai per un lavoro da copy writer in una agenzia pubblicitaria, un anno dopo cominciai a lavorare per una discoteca di musica africana, lo Zimba, curavo la loro fanzine e la corrispondenza burocratica e dopo un po’ mi chiesero di fare anche l’ufficio stampa.”

Un’epoca molto lontana dall’attuale, pre-internet.
“Cercavo le informazioni in biblioteca, su libri e giornali, se non trovavo nulla inventavo.
Nel ’90 aprii il primo ufficio per promuovere concerti allo Zimba ma anche di altri artisti: Ramones, Blur, Cramberries, poi nel ’93 chiusi il primo contratto con Heineken per la sponsorizzazione dell’Umbria Jazz Winter, da allora ho fatto festival, tour ed eventi di ogni tipo e iniziato a seguire artisti da Jovanotti a Giorgia, a Pino Daniele.”

Un ambito che è cambiato molto quello della comunicazione, certo, ma per il quale i princìpi sono sempre gli stessi.
“La funzione più rilevante di un ufficio stampa e quella di selezionare il flusso di informazioni provenienti dall’artista e tradurla in notizie interessanti. Chi dialoga con i media deve essere un bravo comunicatore, sfruttando le sue conoscenze e le sue capacità professionali, ma anche un abile mediatore ed essere un po’ psicologo, ma le doti veramente essenziali per diventare un buon addetto stampa sono: intelligenza, cultura, diplomazia, versatilità, curiosità e fame di sapere.”

Un lavoro fatto perlopiù di interazioni personali, di rapporti che vanno equilibrati, ben bilanciati.
Fra ufficio stampa e giornalista deve nascere un rapporto di mutua assistenza, fatta di piccoli e tranquilli favori reciproci ma sempre nel rispetto della deontologia professionale e in un’ottica di informazione corretta e obiettiva, non è soltanto sulla base di relazione personali che si instaura un dialogo con i media, ma sulla professionalità e conoscenza degli strumenti di comunicazione.”

Un ambiente che l’evoluzione digitale ha cambiato, in peggio.
“Internet e la crisi hanno accentuato la sciatteria e il pressapochismo nel mondo dell’informazione. Non c’è più la cura di una volta, nessuno verifica più le fonti, c’è sempre meno voglia di “soffrire”, di impegnarsi e guardare avanti.”

Ma per essere buoni comunicatori oggi, valgono le regole di ieri, come la regola delle 4C.
“Un comunicato ben scritto deve essere: Chiaro; Corretto; Conciso; Compiuto.
E devi essere serio, se un giornalista capisce che sei serio sarà più invogliato a pubblicare le tue notizie.”

La forza della comunicazione, oggi più che mai. Il potere di rendere un artista popolare, portarlo sulla bocca di tutti, rendere il suo lavoro visibile, ma senza tralasciare il fatto che alla base ci deve essere un prodotto valido, perché come ci tiene a precisare Vitanza “se il prodotto non funziona, non c’è ufficio stampa che tenga”.

Il segreto di Riccardo Vitanza?
“Essere forte con i forti e debole con i deboli.”

Francesco Galassi

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02  |  Toni Soddu - Lo stage manager che ascolta

Secondo appuntamento con i professionisti della musica, questa volta un tecnico, Toni Soddu, che dal 1979 tramuta l’energia e la passione dei musicisti in esperienza acustica per il pubblico.
Dalla WILDER di Parma (la prima società di noleggio service in Italia) fino ai più grandi e importanti palchi del Paese: Primo Maggio di Roma, Festival di Sanremo, Mtv Awards, David di Donatello, Musicultura, Umbria Jazz, Heineken Jammin Festival, Live 8, Festivalbar, solo per citarne alcuni. E poi artisti italiani e internazionali, da Peter Gabriel ai Red Hot Chili Peppers, passando per Pearl Jam, Iggy Pop, Muse e tantissimi altri.

Tra le professioni del mondo musicale quella dello stage manager è tra le più importanti e fondamentali, soprattutto in un contesto storico in cui la dimensione live rappresenta ormai il business principale che muove tutto il meccanismo musicale.
“Quando entrai in questo mondo non avevo conoscenze tecniche, però nel tempo libero andavo a lavorare come riparatore di Hi-Fi in un negozio, con la persona che mi insegnò tutto, Sergio Canini proprietario de Il Musichiere. E da lì iniziai a mettere le mani sulle macchine e le attrezzature audio, seguendo anche alcuni musicisti per piccoli concerti.
Poi andando a vedere i concerti di altri iniziai a capire come funzionavano i grandi eventi, conobbi una persona che lavorava alla Davoli e gli chiesi se per caso avevano bisogno di un tecnico, inteso come riparatore. Andai così a Parma a lavorare alla WILDER, società collegata alla Davoli, prima in Italia che all’epoca faceva noleggio di impianti per concerti. Un servizio che non esisteva prima.”

Un mestiere artigianale all’epoca, che si imparava sul campo.
“Non sapevo nulla e non c’era modo di informarsi più di tanto sulla carta stampata, dovevi andare ai concerti, guardare, ascoltare, capire.  La molla che ti fa fare questo lavoro è la musica però, non le macchine, e ci son voluti sei o sette anni prima di capire che avrei fatto questo di lavoro per tutta la vita.”

Un ambito quello dei service che chiaramente evolve e muta in modo direttamente proporzionale all’evoluzione tecnologica della strumentazione.
“Già nel corso degli anni ’80 il mercato dei concerti si era fatto più specializzato e le macchine erano già molto più evolute, ci fu un vero e proprio boom. Da lì il mercato ha sempre vissuto una grande evoluzione tecnologica continua, molti sistemi che utilizziamo adesso saranno soppiantati, l’altoparlante che è lo strumento principe di diffusione ha ottanta anni, è probabile che sarà sostituito da altri sistemi di trasduzione nel prossimo futuro.
Grandi cambiamenti sono già in atto anche sugli ingombri e i pesi delle apparecchiature, i banchi diventeranno delle superfici di controllo, i plugin simulano ormai perfettamente il suono della macchina analogica, anzi hanno più possibilità della macchina analogica. Oggi hai a disposizione centinaia di compressori, centinaia di equalizzatori ecc. e puoi scegliere per ogni singolo strumento quale utilizzare e in che modo, questo fa del plugin uno strumento perfetto per trattare il suono.”

Se il live è il fulcro del business musicale odierno, allora deve essere una esperienza unica e sofisticata.
“Il mercato si sta complicando molto, guarda gli impianti luci, sono diventati complicatissimi, roba da NASA. Basta dare un occhio a TAIT, leader indiscusso nelle strutture degli show internazionali. Questo perché il mercato del live è diventato centrale per importanza. Quando ho iniziato era la sorella povera del disco, l’importante era fare i dischi, oggi è il contrario, gli artisti campano con i concerti perlopiù. Quindi il mercato continuerà con l’evoluzione dei sistemi per rendere i concerti esperienze uniche e sofisticate.”

Un mestiere a volte ingrato e che non dipende solo dalle tue forze e dalle tue competenze.
“Può succedere che ti capitino musicisti poco esperti, e tu sei dipendente dal risultato della musica suonata e non puoi trattare quelli bravi allo stesso modo di quelli meno bravi. I musicisti dovrebbero sapere cosa stanno facendo sul palco, altrimenti va a discapito del tecnico che è lì a fornire la sua opera. Lo studio e la pratica dello strumento è una parte fondamentale della riuscita di un concerto.”

Riuscire a trasmettere al pubblico le giuste vibrazioni, interpretare e riuscire a restituire le sensazioni e le suggestioni in maniera fedele, in un mondo che si fonda sull’esibizione live: l’alchimia del suono.

Il segreto di Toni Soddu?
“Ascoltare, sempre.
 Se ascolti capisci, se ascolti le persone, i suoni, i files audio in streaming, e leggi le informazioni, anticipi anche i problemi e li risolvi prima che si presentino.”

Francesco Galassi

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01  |  Stefano Senardi - La discografia dei sentimenti

Iniziamo questo percorso nel mondo delle professioni musicali con Stefano Senardi, una straordinaria carriera discografica tra Cgd Sugar negli anni ’80, poi in Cgd East West, fino a diventare il presidente della Polygram Italia. Sul finire degli anni ‘90 ha creato la NUN Entertainment, con Domenico Procacci ha diretto Radio Fandango oltre ad essere stato consulente discografico per la Sugar di Caterina Caselli.
È stato responsabile musicale del progetto “Puglia Sound”, docente di comunicazione e marketing di musica presso l’Università Cattolica di Milano, e consulente e autore di programmi televisioni come Che tempo che fa, X Factor, Unici, e più in generale per Rai Due e Sky Arte.
È stato membro della Commissione Artistica Rai per il Festival di Sanremo 2015 e attualmente è direttore artistico di Area Sanremo.

Il quadro che ci dipinge Senardi è quello di una discografia lontana da quella che ha conosciuto ai suoi inizi, un mondo notevolmente mutato negli anni attraverso grandi rivoluzioni, tecnologiche e concettuali.
“Quando ho iniziato io questo lavoro si poteva fare anche rispondendo a un annuncio sul giornale” – ci dice – “Avevo una grande passione per la musica, ma non avevo assolutamente i requisiti richiesti dall’annuncio. Cercavano residenti a Bologna, lingua inglese, auto propria, milite esente, io non avevo nessuna delle quattro caratteristiche ma evidentemente li ho convinti con la passione, hanno capito che per me era qualcosa di imprescindibile.”

Oggi Stefano Senardi è un rispettato e affermato professionista della musica italiana, acuto talent scout, richiestissimo consulente, ma ogni grande percorso inizia da un blocco di partenza umile, dove il carattere e la volontà di mettersi in gioco sono elementi fondamentali.
“I primi cinque mesi ho dovuto comprare una macchina, ho fatto 75mila chilometri da una radio privata all’altra, portando dischi, creando una mappa delle radio. Un lavoro immane, e per me che avevo una propensione rock non era proprio il massimo portare in giro dischi di musica leggera, però l’ho fatto.”

Scoprire artisti e dargli la possibilità di emergere e fare del proprio sogno una professione, questo, di fatto, fa un discografico. O meglio questo è quello che dovrebbe fare.
“L’aspetto peggiore di questo lavoro sono gli altri… c’è moltissima gente con poca passione e poco senso di professionalità e di coscienza. Bisogna sempre rendersi conto che abbiamo a che fare con la sensibilità e la passione delle persone, sia degli artisti (che si giocano tutto, la loro vita professionale e privata), sia del pubblico.
Spesso si pensa che bisogna a tutti i costi vendere, anche nascondendo qualcosa. Io penso invece che il consumatore migliore sia quello informato e cosciente.”

Un mercato in continuo mutamento, nel quale si sono persi i punti di riferimento così come le certezze, semmai ce ne fossero mai state.
“È un ambiente che è arrivato ad un punto di esasperazione, ci sono più analizzatori di dati informatici che persone di sensibilità artistica. Si lavora purtroppo più sugli algoritmi che sulle vibrazioni, sulle emozioni. Ricordiamoci sempre che parliamo di musica.
Il sistema cambierà in continuazione ma la cosa importante sono le persone, la preparazione, la passione, l’umiltà di non pensare mai di essere arrivati, questo lavoro è una continua ricerca, una passione che va alimentata con lo studio. Questo vale per tutti, artisti e discografici.
Il lavoro è precario, il modello di business è cambiato anche se la discografia fa finta di niente, non rischia più nessuno, lo scouting non si fa più perché si affida a programmi televisivi oppure a delle etichette indipendenti che si fanno il mazzo per poi vedersi portare via l’artista. Non volendo rischiare, le major vanno a pescare nell’indipendente, tra ciò che è già consolidato, che fa già numeri. 
Ma il mercato non si sa più che cos’è, è quello del vinile che è tornato? Quello di Spotify? Quello delle radio? Se guardi le classifiche, quelle delle radio non corrispondono a quelle della rete, quelle dei dischi non corrispondo alle altre due, sono mercati completamente distinti.”

E i grandi aggregatori, i social e le piattaforme più utilizzate dagli utenti come si rapportano a questo?
“Il problema è che i distributori e gli aggregatori (Google, Facebook, YouTube) stanno facendo i soldi alla faccia dei produttori e degli artisti, senza corrispondere loro una parte significativa e giusta. I ragazzi questa cosa non la capiscono, è un sistema che facilita la diffusione e accresce le potenzialità dell’artista, ma sottraendo le risorse che servirebbero a sostenere il suo lavoro.”

Un mercato discografico che sta perdendo personalità, si massifica e si concentra sul sistema “usa e getta”, il più delle volte. Un mercato che forse avrebbe bisogno di più umanità, più sensibilità artistica e meno calcoli.

Il segreto di Stefano Senardi?
“Più sensibilità, meno calcoli e anche un buon senso dello humour.”

Francesco Galassi

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00  |  Prologo

Ci siamo lasciati a Natale. No, non è il titolo di un brano di Mariah Carey, ma proprio a Natale abbiamo chiuso quel primo, bellissimo, percorso di articoli didattici dal titolo Guida per Musicisti Contabili.
È stato un viaggio all’interno del mercato musicale italiano, per svelarne gli angoli bui, mettere ordine e districarsi nella confusione generale e dilagante di questo ambiente.

Il tutto è stato raccolto in un pdf, scaricabile gratuitamente a questo link, insieme a una serie di strumenti utili a gestire il lavoro del musicista del nuovo millennio:
i-company.it/guidapermusicisticontabili

Vi avevamo promesso una seconda serie ed eccoci qui a presentarvela. 
Questa volta la nostra bandierina si va a posizionare su un campo di battaglia complementare a quello del musicista, ovvero l’intricato mondo degli operatori del settore.

Operatori del settore: sembra una casta, una roba da prima repubblica, lo sono tutti e non lo è nessuno, spesso lo sono addirittura i musicisti stessi, che si ritrovano a coprire i ruoli più disparati per riuscire a portare avanti il proprio progetto artistico.

Internet, la diminuzione delle economie a livello generale, la scarsa propensione verso investimenti coraggiosi, sono elementi che hanno portato negli anni a una diffusione di figure spesso poco professionali e improvvisate, aumentando ancora di più il caos regnante all’interno dell’ambiente musicale.
Diventa fondamentale quindi comprendere le dinamiche del mercato dall’interno, essere coscienti degli elementi essenziali che servono per iniziare la propria avventura e apprendere le nozioni fondamentali per emergere e affermarsi.
Unire la passione per la musica a una professione soddisfacente, per raggiungere l’agognato obiettivo: vivere di musica.

E allora come si diventa manager? O discografico, o stage manager, o agente di booking?
Questa volta non vi risponderemo noi direttamente, ma lo faremo attraverso le parole di chi nei vari ambiti e campi è diventato un punto di riferimento.
Da un’intuizione di Erica Gasaro, un professionista stimato e affermato per ogni ruolo dello scacchiere musicale ci racconterà la propria storia, la propria visione, i propri segreti e qualche previsione sul futuro.

Ancora una volta un articolo a settimana sui canali di iCompany, da oggi e fino al Concerto del Primo Maggio, per conoscere i segreti di importanti professionisti del settore musicale e scoprire come ce l’hanno fatta a diventare i numeri uno nel loro specifico settore operativo.

Alla prossima settimana.

Francesco Galassi

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