GUIDA PER MUSICISTI CONTABILI 

 

13  |  Essere professionali - conclusioni

Per essere professionisti bisogna essere prima di tutto professionali, una frase che rubo ai ricchi (di contenuti) per dare ai poveri (di esperienza).

La musica, come ogni lavoro, per essere fatto al meglio deve prevedere uno studio e un’esperienza che non possono limitarsi allo strumento, alla composizione e all’arrangiamento. Se non conosciamo il mondo in cui ci stiamo muovendo, se non studiamo le dinamiche che portano alla realizzazione di un disco o alla produzione di uno spettacolo, se non approfondiamo il lavoro degli altri per sapere come interagire con le figure professionali che ci possono essere utili per crescere, allora non siamo professionali e non potremo diventare professionisti.

Come in ogni ambito, poi, l’esperienza è un aspetto fondamentale: imparerete molto più salendo e scendendo da un palco che leggendo qualsiasi manuale.
Questa guida è infatti una traccia, un’indicazione dettagliata di quello che è il mercato e le sue dinamiche, ma generica. Manca una sola cosa a questa guida… e quella cosa sei tu.

Adattare ogni concetto, ogni consiglio, alla tua esperienza, questo renderà la Guida per Musicisti Contabili uno strumento prezioso e irrinunciabile per la tua carriera nel mondo della musica, perché nessuno meglio di te conosce il tuo progetto e nessuno può dire l’ultima parola al posto tuo.

Quello che abbiamo potuto fare noi è stato darti le basi, i concetti chiave, gli strumenti indispensabili per lavorare in maniera consapevole e cosciente. Il resto devi mettercelo tu.

Il resto è la tua musica.

UN REGALO PER VOI
Siamo giunti alla fine e un po’ mi dispiace, mi mancheranno i nostri appuntamenti settimanali, immaginarvi aspettare il venerdì per leggere il nuovo articolo, sperare ogni volta che quell’argomento portasse un miglioramento nell’approcciarsi al lavoro di musicista, il confronto con tutto lo staff di iCompany, che ha spesso preso parte alla redazione degli articoli, apportando ognuno le proprie competenze, per una Guida che abbiamo voluto regale a tutti coloro che si sono stancati di fare musica per hobby.

E quindi ve la regaliamo questa guida, ve la regaliamo in un pdf scaricabile qui, all’interno del quale troverete anche un po’ di materiale che può esservi utile:

  • Un business canvas per studiare i vostri progetti
  • Un excel che riporta una base di diagramma di Gantt per i vostri crono-programmi 
  • Uno schema esplicativo di presskit
  • Uno schema esplicativo di stage plan
  • Uno schema esplicativo di scheda tecnica

Ora avete tutto il necessario per partire. Buon lavoro.

Ah, dimenticavo, se poi scoprite che il vostro sogno non è in realtà fare il musicista ma la musica è la vostra unica ragione di vita, se capite che la vostra musica non può farcela, ma non avete alcuna intenzione di rilevare l’azienda di famiglia perché questo ambiente vi ha rapito, se come me non potreste comunque fare altro nella vita… allora ci rivediamo presto, con una nuova guida, con un nuovo progetto, per svelare l’altra faccia della medaglia, quella degli operatori musicali.

Restate nei paraggi.

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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12  |  i Contratti di Management, Booking e Edizioni

Abbiamo visto come il mutare del mercato discografico abbia mutato anche il rapporto tra etichetta e artista.
Oggi per un’etichetta investire su un artista (specialmente se ancora non affermato) è un rischio, e le possibilità di fare economie sostenibili sono molto poche.

Con la vendita dei dischi in calo (ormai da anni) e lo streaming digitale imperante (dal quale però si ricava un margine di profitto molto molto basso), oggi il business della musica si concentra in modo particolare sul live e sulle edizioni.

Non è un caso che lo scandalo musicale dell’anno, quello del Secondary Ticketing, riguardi proprio l’aspetto live della musica. Essendo l’ambito attualmente di maggior profitto, il “cartello” si è andato a concentrare proprio lì ed ha calcato un po’ troppo la mano lì dove sembrava ci fosse tanto da mangiare lontano da occhi indiscreti.

Ma lasciamo stare i traffici loschi in questa sede e concentriamoci invece sul sano business, perché, ricordate sempre, chi vuole guadagnare con la vostra musica non è per forza un disonesto o un approfittatore, ma magari è semplicemente un professionista che vive di musica, che vuole guadagnarci e che può far guadagnare anche voi.

Augurandovi che uno di questi bravi operatori del mercato vi scopra presto e venga a proporvi un bel contratto, analizziamo qui di seguito gli aspetti principali dei contratti di management, booking ed edizioni.

IL CONTRATTO DI MANAGEMENT
Il contratto di management lega l’artista a un manager o agenzia di management che si occupa di gestire complessivamente le attività amministrative, commerciali, previdenziali e negoziali della carriera dell'artista, con lo scopo di valorizzarne la crescita professionale ed economica.
Il manager si occupa quindi di supportare e consigliare l’artista in tutte le forme possibili.
A fronte di questo incarico, il manager percepisce una percentuale variabile tra il 15 e il 25% dei ricavi ottenuti dall’artista stesso (derivanti dalle attività generate dal manager).

Particolare attenzione va posta sul rapporto tra artista e manager che, in un contratto che si rispetti, dovrà essere di esclusiva. L'artista non potrà avere due manager, viceversa un manager in genere può seguire più di un artista.  Quindi in un contratto di management è ovvio che l'artista dovrà impegnarsi a non affidare ad altri soggetti incarichi analoghi a quelli concessi al manager in carica. In caso di opportunità autonomamente sviluppate dall'artista, quest'ultimo dovrà astenersi dal negoziare in via autonoma i relativi contratti senza il coinvolgimento del manager.

IL CONTRATTO DI BOOKING
Il contratto di booking è invece utilizzato per definire i rapporti tra artisti ed agenzie di concerti. In pratica, in questo caso, l’agenzia non ha le funzioni “gestionali” del manager e quindi non ha ruoli strategici, coordinativi e amministrativi nella vita dell’artista, ma si occupa semplicemente di procacciare, organizzare e gestire (in esclusiva) tutte le attività live dell’artista in un determinato territorio. In relazione alla notorietà ed al mercato dell’artista in questione, questi contratti possono essere snelli oppure anche estremamente lunghi e pieni di richieste speciali.
I contratti di booking includono generalmente i seguenti punti:

  • periodo e luoghi dell'esclusiva per la vendita dei concerti dell'artista
  • cachet di riferimento e tipologia di pagamento
  • doveri dell’artista e del promoter
  • scheda tecnica
  • costi, trasporti e logistica
  • cancellazione della performance e costi relativi
  • assicurazione
  • enpals.

IL CONTRATTO EDITORIALE
Nel contratto editoriale, l’autore cede parte dei suoi diritti di utilizzazione economica dell’opera ad un editore. La cessione riguarda i diritti di utilizzazione (fonomeccanico e pubblica esecuzione) che rappresentano il 95% dei proventi derivanti dallo sfruttamento delle opere musicali. A questi poi si aggiunge la sincronizzazione e il diritto di stampa (canzonieri, spartiti etc.)
La cessione dei diritti di utilizzazione economica che un artista fa a favore di un editore, vale per tutta la durata del copyright (70 anni dalla morte dell’ultimo autore).

Esistono 2 tipologie di contratto di edizione: uno di più ampio respiro, cosiddetto di esclusiva, con una certa durata nel cui corso l’autore è obbligato a creare numero n° opere.

L’altra tipologia riguarda il contratto di opera singola o gruppo di opere, dove l’artista cede un numero limitato di opere già create. Non c’è nessuna durata contrattuale, ma le quote delle opere cedute restano comunque dell'editore sempre fino a tutta la durata del copyright.

L’editore musicale è l’imprenditore che edita l’opera musicale e fa in modo che l’opera abbia la maggiore divulgazione possibile.

L’autore è colui che crea l’opera, ma è il compositore della parte musicale che chiude il contratto, poiché è questo che gestisce tutti i diritti anche quelli relativi alla parte letteraria.

Per essere professionisti bisogna essere professionali, essere professionali significa concepire realmente la vostra musica come professione. Un passo fondamentale per arrivare a questo è non avere timore di firmare un contratto e l’uomo, si sa, ha paura di ciò che non conosce. E dunque, da ora in poi non sarete più presi alla sprovvista dall’uomo che bussa alla porta...

Venerdì prossimo non perdetevi il 13° ed ultimo articolo della GUIDA PER MUSICISTI CONTABILI!

buona settimana!

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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11 | Gli accordi... contrattuali

Lo so, quando di mezzo c’è la vostra arte è difficile pensare di farla “gestire” ad altri o, peggio, cederne ad altri lo sfruttamento e i guadagni. È però sintomo di professionalità comprendere come, se vogliamo fare della nostra musica un lavoro, questo debba prevedere l’intervento di professionisti e strutture esterne a noi.
L’importante è avere coscienza dei modi e comprendere quali sono gli scenari possibili, perché sottoscrivere un accordo sbagliato, soprattutto all’inizio della vostra carriera, può compromettere anni di lavoro. 
L’ignoranza è vostra nemica.

INFORMARSI SU CHI SI HA DAVANTI
Prima di analizzare le varie tipologie di contratto capiamo come approcciarsi alla proposta e, soprattutto, a chi ce la sta facendo. Tanti o pochi che siano gli interessi economici in ballo, state certi che, se siete un minimo interessanti, qualcuno verrà prima o poi a bussare alla vostra porta con una proposta: capire chi si ha davanti in questi casi è fondamentale.

"I am the one who knocks" (ovvero “sono io quello che bussa”), è la celebre frase con la quale in Breaking Bad Walter White si rivela alla moglie Skyler per quello che è, calando la maschera. E quindi chi è che sta bussando alla vostra porta? Il gentile e accomodante Walter o il risoluto e machiavellico Heisenberg?
(Questa se non avete visto la serie non la capirete, ma potrebbe essere un buon incentivo per iniziare a vederla.) È il vostro sogno, è il vostro sudore versato in sala prove e quindi capire con chi vi state mettendo in affari deve essere la vostra priorità.

È evidente che una persona, chiunque essa sia, che si approcci a voi con una proposta di contratto, non lo fa per un insano desiderio di mecenatismo, ma perché vede in voi dei margini di guadagno per sé
È assolutamente nella normalità delle cose, è più che legittimo e ciò non fa di lui un truffatore a prescindere. Ci siamo su questo? Sicuri? Possiamo andare avanti?
Bene.

Ricordate sempre che la prima impressione può ingannare, quindi informarsi bene su chi si ha davanti, domandando a chi ci ha già lavorato o cercando di capire il percorso che hanno fatto gli artisti che costui ha curato, è molto importante. È bene anche prendersi il tempo necessario per decidere, senza però eccedere, perché ci sono treni che passano una volta sola e non perderli è cosa buona e giusta.

LE TIPOLOGIE DI CONTRATTO
Venendo ai fatti, ecco quali sono, per macro-aree, le principali tipologie di contratto che un potenziale artista può incontrare lungo il suo percorso professionale:

  • Contratto di Licenza / Discografico
  • Contratto Editoriale 
  • Contratto di Booking / Management 

CONTRATTO DI LICENZA / DISCOGRAFICO
Alla luce dell’attuale situazione del mercato, i contratti discografici oggi possono essere molto variabili e sfuggire quindi ad ogni possibile schema tradizionale già noto alla discografia. 
Ricordiamo poi velocemente quali sono i processi che portano dalla nascita alla pubblicazione di un disco:

  • La produzione audio: scrittura dei brani da registrare, prove, arrangiamenti, registrazioni, editing, mix e mastering finale
  • La produzione grafica: foto, impaginazioni, realizzazioni grafiche che accompagneranno il prodotto
  • La stampa fisica del disco con pratiche Siae e rapporti con le fabbriche
  • La promozione del disco attraverso la stampa classica, in radio, sul web, sui social
  • La distribuzione del disco (fisica e digitale)

Il contratto discografico tradizionale (una rarità assoluta ai giorni nostri) prevede che tutte queste fasi siano completamente finanziate dalla casa discografica. Diciamoci subito che oggi non esiste un mercato tale da giustificare un investimento di questo tipo su un giovane artista a meno che non siate un artista già noto e con un bel seguito o uno dei pochi sfortunati finalisti di un talent la cui carriera durerà qualche mese o poco più.
Nella realtà dei fatti, quindi, oggi ci si rapporta generalmente con contratti di licenza e una buona parte del processo produttivo finisce inevitabilmente per essere svolto in proprio dall’artista che vuole proporsi.
L’artista è sempre più spesso il produttore fonografico di se stesso, il proprietario della registrazione, e quindi il rapporto con la casa discografica da un punto di vista contrattuale viene inquadrato come un contratto di licenza.
In questo tipo di accordo, l’artista autoprodotto (licenziante) concede l’uso del suo master audio/grafico per un determinato periodo di tempo (3/5 anni) alla casa discografica (licenziatario) in cambio della realizzazione delle fasi produttive mancanti e, chiaramente di una percentuale sui guadagni. 
I contratti di licenza odierni prevedono in favore dell’artista una percentuale lorda che può essere compresa tra il 10 e il 30 per cento del prezzo incassato dalla casa discografica (PPD) sulle vendite fisiche del disco, fino a un 40 per cento sulle somme incassate per sincronizzazioni (abbinamento di musica a immagini, come per spot pubblicitari, film ecc.) e una percentuale variabile tra il 50 e il 90 per cento sulla distribuzione digitale dell’album.
Ovviamente ricordate di prevedere nel contratto qualche copia omaggio per voi ed un prezzo di acquisto copie che vi sia favorevole (in genere si va dai 3 ai 6 euro + iva per singolo cd acquistato dall’artista direttamente dalla casa discografica). Fate sempre inserire la clausola che vi permetta di vendere i cd ai vostri concerti e verificate che la rendicontazione delle vostre royalties sia prevista ed avvenga quantomeno semestralmente.
Per un’etichetta discografica lanciare un nuovo artista è oggi davvero una scommessa molto complessa e onerosa. Da qui la necessità di chiedere all’artista, oltre alla cessione temporanea del suo master audio/grafico, anche altre obbligazioni molto comuni del tipo:

  • Un patto di non concorrenza che prevede che l’artista non potrà registrare nuovamente gli stessi pezzi con un altro produttore prima di cinque anni dall’uscita del disco
  • Un patto di prelazione che permetta all’etichetta di poter lavorare su un secondo disco dell’artista. La prelazione prevede che alla fine del rapporto di esclusiva, prima di accettare nuove offerte, l’artista debba sottoporle all’etichetta che, se pareggia l’offerta ricevuta da terzi, ha diritto a rinnovare l’accordo con l’artista
  • Opzioni editoriali: poiché il prodotto discografico vende sempre meno, la casa discografica può legittimamente chiedere di essere anche l’editore musicale delle opere contenute nel disco in modo da ammortizzare gli investimenti che dovrà sostenere.

Quanto avete appena letto rappresenta una buona base di partenza per capire meglio come funzionano oggigiorno i contratti discografici. La settimana prossima approfondiremo i contratti editoriali, di booking e management. 

Ah, dimenticavo… leggere sempre tutto, leggere sempre attentamente.

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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10 | Come proporsi a un'etichetta?

È un po’ il dilemma principe per tutti i giovani artisti, considerato da alcuni un punto d’arrivo, la certificazione del fatto che “si, io faccio il musicista di lavoro”
Eppure diciamolo subito: anche se rappresenta certamente una rassicurazione, un primo segnale del “ce la posso fare, è possibile!”, firmare un contratto discografico non è la soluzione a tutti i vostri problemi da musicisti contabili.

Abbiamo già scritto in precedenti articoli di come il mondo della musica si sia trasformato negli ultimi anni e di quanto le etichette abbiano cambiato strategie e impostazione di lavoro.
La differenza tra mercato “mainstream” e mercato “indipendente” è ormai meramente teorica e, se escludiamo le diverse proporzioni di investimento (ma neanche sempre), le metodologie di lavoro risultano molto spesso similari e, paradossalmente, le piccole etichette che lavorano su pochi artisti molto spesso riescono a fare un lavoro complessivamente migliore delle grosse major che macinano decine di dischi all’anno.

HO BISOGNO DI UNA CASA DISCOGRAFICA?
Il percorso che abbiamo fatto in questi mesi con la nostra Guida per Musicisti Contabili -  provando a darvi le basi necessarie a comprendere meglio il mondo che vi circonda - vi ha condotti davanti ad una scelta: vado per conto mio o cerco un’etichetta che mi dia una mano a diffondere il mio progetto?

Di base abbiamo visto e compreso che, a livello teorico, potremmo non aver bisogno di un’etichetta. Vanno però considerati due aspetti:

  • Per quanto possiamo conoscere le metodologie operative da applicare, muoversi agevolmente nel mercato della musica richiede anni di lavoro, esperienza e conoscenze (ricordate quando vi dicevo che la musica funziona e si alimenta con le relazioni interpersonali?)

  • È vero che possiamo essere manager di noi stessi e che in una band tutti possono ricoprire ruoli chiave, ma è vero anche che ciò prevede del tempo che dovreste sottrarre fatalmente alla vostra musica e al vostro lavoro (perché, a meno che non siate ricchi di famiglia, prima di cominciare a guadagnare con la vostra musica in qualche modo dovete campare, no?)

Quindi bello il Do It Yourself, bella la libertà, bello tutto, ma a conti fatti (e premesso che siate già arrivati ad un buon livello di preparazione e consapevolezza) riuscire ad avere una struttura che vi segua e vi supporti è il modo più pratico ed efficace per gestire il vostro bel lavoro di musicista contabile.
Possiamo però dire con sufficiente certezza che è assolutamente cosa buona e giusta far partire il proprio progetto in modalità “Do It Yourself”, arrivare quindi con le proprie forze ad un buon livello di notorietà e considerazione e poi mettersi alla ricerca di chi possa supportarvi.
Insomma, da 0 a 1 è oggi necessario arrivarci da soli; nel percorso da 1 a 100 può invece essere fondamentale trovare un partner intelligente e quotato. 

ESSERE SINCERI
Ora, la domanda fondamentale è sempre la stessa: sono pronto?
Lo ripeterò fino alla nausea: abbiate coscienza del vostro lavoro. Non siate ottusi: credere nella propria musica è fondamentale, ma l’autocritica lo è altrettanto.
Non ci stiamo proponendo per un lavoro, non c’è bisogno di gonfiare il curriculum e sparare cifre improbabili; cominciare un rapporto di questo tipo sulla base di informazioni inesatte o gonfiate non farà del bene né all’etichetta né a voi. Siate quindi sinceri, prima di tutto con voi stessi.

COLLOCARSI
Come abbiamo già detto, oggi più che mai, è fondamentale comprendere e definire il proprio pubblico di riferimento. Lo stesso vale per l’etichetta.
Contattare a tappeto tutte le etichette che conoscete o che avete trovato su internet non è mai una buona idea, analizzatele invece, andate a vedere chi sono gli artisti del loro roster e qual è il percorso che stanno facendo insieme e i risultati raggiunti. A quel punto potete capire quale etichetta fa per voi e quali potrebbero essere interessate ad accogliervi.

TROVARE UN CANALE PRIVILEGIATO 
Contattare un’etichetta è semplice, farsi ascoltare meno semplice, catturare l’attenzione assolutamente complicato. Le regole base di ingaggio sono sempre quelle che abbiamo definito per tutti gli operatori: NO allegati pesanti, NO inutili bio chilometriche, NO link a caso. Rendere facile il lavoro degli altri è l’imperativo per avere più possibilità: avete realizzato il presskit digitale come vi abbiamo suggerito? Usatelo!

Sarò antico ma io credo sempre di più nel rapporto diretto e personale, una mail senza una faccia dietro è molto meno efficace di una stretta di mano e una chiacchierata sul tempo e le mezze stagioni.
Con questo non vi sto consigliando di stalkerare le persone che vi interessano, ma di capire come e dove un determinato tipo di persone si muove e di tentare un “approccio leggero” che identifichi voi come persone, prima della vostra musica.
Stringere legami con gli operatori vi offrirà un vantaggio nel momento in cui manderete la mail con il vostro materiale (chiedere l’amicizia su facebook e linkare con un messaggio privato la vostra pagina un minuto dopo è molto utile… per farvi ignorare per sempre).

È L’ETICHETTA A TROVARE L’ARTISTA
Bisogna considerare un altro aspetto molto importante: il grosso dei rapporti con un’etichetta nasce da uno scouting da parte della stessa o su un suggerimento ricevuto da personaggi a questa vicini.
Quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, è l’etichetta stessa a contattare un artista per proporgli una collaborazione. Questo perché una buona etichetta ha una strategia e una visione ben definite e conosce bene l’ambiente in cui trovare i progetti che si integrano bene con il suo percorso. Se siete bravi ad inserirvi in quell’ambiente specifico e farvi riconoscere per le vostre capacità e per il vostro talento, sarà l’etichetta a venire da voi.

Trovare un’etichetta non è vitale ma è importante per fare il salto professionale. 
Certo è che non bisogna fermarsi nel momento in cui non si trova un accordo con un’etichetta, anzi iniziare con un EP autoprodotto potrebbe essere una sorta di garanzia di qualità per strutture potenzialmente interessate. Date tutto in quel primo prodotto, sfruttate tutti i consigli che vi abbiamo dato per produrlo, promuoverlo e per suonare nella vostra città e fuori; un progetto ben avviato e sviluppato nel modo giusto è di certo un’attrattiva.

Ok, tutto chiaro, ma nel momento in cui stabilisco un contatto e l’etichetta è interessata a me?
Con calma, ci arriviamo.

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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09 | la Fanbase

Che abbiate deciso di autoprodurvi o che vogliate proporvi a un’etichetta, che siate manager di voi stessi o che ci sia qualcuno che vi segue, il passo necessario e imprescindibile “verso la vostra prima consacrazione” è la costruzione di una vostra fanbase.

Per un giovane musicista che voglia affacciarsi al mercato musicale, la prima fanbase è fatalmente rappresentata da amici e parenti. Ecco, il primo obiettivo in questo senso è far conoscere il vostro progetto ad altri e, possibilmente, fidelizzare un nuovo pubblico che non sia costituito esclusivamente dalla vostra cerchia di amici e parenti: nulla di più difficile.

NON SIATE DEGLI STALKER SERIALI!
Partiamo da un presupposto che non vi piacerà: alla gente, di base, della vostra musica non frega nulla. Vive bene anche senza la vostra musica e, tra l’altro, non è culturalmente predisposta ad accogliere nuove proposte. La gente riceve continuamente proposte ed offerte di ogni genere, ogni giorno, ad ogni ora; quindi, se di default non è interessata al nuovo, un po’ potrebbe essere anche colpa vostra, perché magari non rispettate il comandamento che abbiamo enunciato nello scorso articolo (“se non ho dei buoni contenuti me ne resto a casa e non intaso il mercato con l’ennesima cosa che non interessa a nessuno”) o anche perché magari siete degli stalker seriali su facebook. Una cosa ve la possiamo svelare subito: i messaggi privati su facebook a tutti i vostri contatti per mettere in evidenza ogni minima cosa che fate non solo non funzionano, ma sono assolutamente deleteri. Peggio ancora le chat di gruppo che usate per invitare persone al vostro evento, per non parlare dei messaggi su WhatsApp. 
Vi dà fastidio quando la compagnia telefonica di turno vi chiama per proporvi servizi ai quali non stavate neanche pensando? Pensate se vi mettesse in una chat di Messanger insieme ad altre cento persone. Quindi ragazzi, vi prego: rispettate la privacy delle persone e non rompete le palle al mondo senza un motivo valido.

IL PUBBLICO DI RIFERIMENTO
Detto questo, come far crescere il pubblico interessato al vostro progetto?
L’impegno è certamente duplice, c’è un lavoro da fare online e uno da fare offline. Non c’è una ricetta segreta, non esiste una formula magica, ogni cosa deve essere studiata sul VOSTRO stile e sul VOSTRO immaginario (ricordate il discorso sull’immaginario?), quello che vale per un Calcutta non vale per I Ministri, mi pare chiaro.

La cosa fondamentale è, in ogni caso, individuare il pubblico di riferimento; fare fuoco sulla folla in maniera trasversale (a meno di clamorosi casi speciali ed unici) non è una buona soluzione, capite piuttosto a chi possa interessare la vostra musica e mirate li. 
Ma per quanto internet, e i social in particolare, diano la possibilità di arrivare a tutti, non c’è nulla di più efficace del sano rapporto personale. Dove le troviamo le persone potenzialmente interessate alla nostra musica? Nei locali, alle serate e nei giri che funzionano nella nostra città.
Quindi fatevi un favore, SCOLLATEVI DALLA TASTIERA (e dalle vostre sterili polemiche sul perché l’artista che non vi piace abbia successo) e uscite di casa, incontrate persone, fate conoscenze e intrecciate rapporti, il vostro primo pubblico sono gli amici, ma subito dopo vengono… rullo di tamburi… gli altri musicisti!
Quando la competizione è sana e c’è spazio per tutti, non c’è nulla di più proficuo che intrecciare rapporti con altri artisti della vostra città, ancor di più se il tutto si svolge in un contesto o in un locale che funziona e nel quale gira molta gente, senza contare che la cosa più bella è vedere musicisti che sostengono altri musicisti andando alle loro serate e contribuendo a promuovere reciprocamente la proprio musica.

LE APERTURE
Avete i vostri amici di sempre che vi seguono ovunque, avete uno stuolo di musicisti che non si perde un vostro concerto… e il “pubblico vero”?
Accrescere il proprio pubblico è spesso un lavoro lungo, un modo per accelerarlo potrebbe essere quello di aprire ad artisti più affermati.
Ok, ma come?
Avete fondamentalmente tre possibilità:

  • I direttori artistici dei locali: Fateli innamorare di voi e chiedetegli di inserirvi in aperture quando possibile (non sempre lo è)
  • I promoter: spesso gli viene chiesto di pensare anche alle aperture
  • Le agenzie di booking: capita a volte che le agenzie (soprattutto quelle grandi), per capire se un artista può fare al caso loro, lo facciano suonare in apertura ai loro artisti di punta

Le aperture sono nella maggioranza dei casi a cachet zero, ma la possibilità di esibirsi davanti a un pubblico che intercetta la fascia che avete individuato come vostra, vale sicuramente di più di un qualsiasi rimborso benzina.

ATTENZIONE!! Avete mai sentito parlare di Pay To Play?
Il PtP è il sistema per il quale un artista paga di tasca propria una quota per poter aprire un concerto.
È una pratica sempre più comune con la quale l’entourage di artisti affermati copre i costi di un tour, ottimizzandone i ricavi, e non stiamo parlando di spicci; è notizia di pochi giorni fa quella di una band statunitense che ha pagato un milione di dollari (UN MILIONE DI DOLLARI) per aprire ai Mötley Crüe. Un milione di dollari. Non entro nel merito della scelta di pagare per aprire un concerto (ognuno con i suoi soldi fa ciò che vuole), vi invito però a stare molto attenti a discernere un’opportunità da una truffa.

Ora avete i vostri provini (che avete registrato con il Mac da tremila euro della settimana scorsa), vi seguono amici, altri musicisti e qualcuno che avete conquistato nelle aperture che avete fatto, avete coscienza di come funziona il mercato musicale e di quante tasse paga un artista… ma lo sapete che quasi quasi siete pronti per proporvi a un’etichetta!?

Ci vediamo settimana prossima.

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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08 | C'erano una volta i provini - pre-produzione e prima uscita

C’erano una volta i provini. Io ancora me li ricordo incisi su musicassetta pluri-utilizzata, con un magnetofono tipo Jack Black e Kyle Gass in Tenacious D (se non lo avete visto bisogna che corriate ai ripari), mossi dal desiderio di creare il capolavoro, la più bella canzone mai scritta.
Ora, al netto del Plettro del Destino, quella del provino è una pratica sempre meno utilizzata dal giovane musicista di belle speranze. Perché? Per diverse ragioni, in effetti.

Intanto viviamo in una società che corre troppo veloce per fare le cose con calma e con i giusti passi. Il mondo corre, il mercato anche, ci possiamo fare poco.
C’è da dire poi che ormai registrare dei pezzi in maniera apparentemente semi-professionale è abbastanza facile ed economico e, con una preparazione di base, un prodotto “decente” lo riusciamo a fare un po’ tutti con i mattoncini di Pro Tools.
Questo è un aspetto molto importante: il digitale è la vera grande rivoluzione del mercato discografico, una rivoluzione che tendiamo a considerare generalmente solo in termini di fruizione, ma che ha sconvolto completamente l’approccio alla produzione e questo, sull’onda del tutti possono fare tutto, non è propriamente una buona notizia.

Ragazzi, no! Un Mac non è uno studio di registrazione. No, neanche se ci mettete una scheda audio esterna da diverse centinaia di euro, e neanche se la vostra è la tastiere midi migliore dell’emisfero boreale. In compenso con il vostro bel Mac, la vostra scheda audio e la vostra tastiera midi potete realizzare dei fantastici e serissimi PROVINI!

Per i nativi digitali, dicesi “provino” una traccia audio che dia l’idea del brano scritto, un’idea che faccia immaginare il più possibile quale risultato si potrebbe/vorrebbe ottenere da quel brano. I provini possono essere anche solo chitarra e voce (o piano e voce) o più elaborati con l’inserimento di altri strumenti e della ritmica, così potrete giustificare a voi stessi quei tremila euro che avete lasciato all’Apple Store.
A che servono i provini? Sostanzialmente a far sentire i vostri brani a un produttore, a un’etichetta (non è la stessa cosa, poi ne parleremo) o semplicemente a qualcuno a cui vogliate far sapere il tipo di musica che suonate e quanto siete talentuosi ed ispirati.

C’è da dire anche un’altra cosa però, ad onor del vero: negli ultimi anni è cambiato anche il modo in cui le etichette lavorano su un progetto. Anche questa è una cosa che approfondiremo in altro articolo, però possiamo intanto dire che, sebbene la situazione auspicabile sia (a grandi linee) che l’etichetta dopo l’ascolto dei provini faccia una proposta all’artista che prevede produzione, stampa e distribuzione del lavoro, nella realtà le etichette moderne tendono a preferire una base più completa su cui lavorare. Quindi prendono un disco già prodotto dall’artista, ottimizzano mix, mastering e impianto grafico (quando sono etichette virtuose e professionali), ci piazzano il logo sopra, lo stampano (spesso con accordi che prevedono una parte di edizioni a loro favore) e lo distribuiscono.
Ma quanto appena detto non significa che voi dobbiate prima realizzare un album completo di 12 brani (registrato, mixato, masterizzato e a volte anche stampato) e poi andare a cercarvi un’etichetta. 
Conviene fare un passo alla volta abbandonando, almeno per il momento, il mito (ormai desueto) dell’album completo da realizzare il prima possibile per "uscire"(?? uscire dove poi non si è capito).

E dunque, a questo punto entra in campo Sua Maestà: l’autoproduzione.

L’AUTOPRODUZIONE
Vi ricordate il discorso sul Do It Yourself (art. 4 comma 1 della nostra Guida per Musicisti Contabili)? 
Oramai prodursi da soli un disco è prassi usuale, moltissimi studi di registrazioni sono messi su da tecnici che ricoprono anche il ruolo di produttori artistici, un bel pacchetto completo a prezzi molto variabili.

Ok, ma cosa andiamo a registrare?
Molti si fanno prendere la mano, ma la scelta di come diffondere le proprie creazioni, soprattutto all’inizio, non va presa alla leggera. Anche se sei un vulcano di idee e hai scritto un’opera rock per orchestra e hai già pronto l’adattamento teatrale, stampare un cofanetto di quattro dischi con DVD come primo lavoro autoprodotto non è proprio quella che si può definire un’ottima operazione di marketing.
Ogni cosa a suo tempo, la prima uscita deve essere uno strumento per farsi conoscere, dare modo al pubblico di apprezzarvi e agli operatori di capirvi.

In questo senso una soluzione congeniale come prima uscita è l’EP (extended play).
Non è un singolo, non è un album, è quella via di mezzo che lo rende un prodotto fruibile in maniera rapida ma efficace. Bisogna tenere a mente che un operatore che ascolta un EP (un qualsiasi lavoro, in generale) spesso non ha molto tempo da dedicarci e difficilmente lo ascolterà tutto, quindi mettete da parte la struttura ideale per voi e concentratevi sulla struttura funzionale al raggiungimento dell’obiettivo.
Nota importante: la prima traccia deve essere quella più efficace, quella su cui puntate, deve conquistare e subito, essere il più diretta possibile e incuriosire chi ascolta. Se la prima traccia è debole, probabilmente, avete già perso un’occasione.

METODI ALTERNATIVI: IL VIDEOCLIP 
Il disco (provino, EP o album che sia) non è l’unica possibilità per una prima uscita, in questa fase storica è il videoclip l’arma in più. Il videoclip è diretto, fruibile velocemente e intrattiene visivamente l’ascoltatore mentre cerca di capire se il brano è efficace o meno, inoltre amplifica (se fatto nel modo appropriato) il coinvolgimento. Una soluzione che consiglio spesso è quella di tramutare quello che sarebbe un EP fisico in una serie di video da pubblicare periodicamente durante l’anno, costa un pochino di più (o anche no se saprete essere creativi ed utilizzare un cellulare e sempre il vostro solito Mac) ma risulta spesso più efficace. 

Un esempio pratico dell’efficacia di questa soluzione è WrongOnYou (aka Marco Zitelli), che tra il 2014 e il 2015 ha fatto uscire una serie di singoli in versione esclusivamente video, che grazie alla loro ottima realizzazione (da parte di un team competente e professionale, Kate Creative Studio) sono riusciti a creare quello che in un articolo precedente chiamavo “l’immaginario dell’artista” (articolo 5, “Il management e la comunicazione”).
Risultato? Marco è stato notato da diverse etichette e mentre sto scrivendo questo articolo si trova a Los Angeles a registrare il suo primo album ufficiale per la Carosello.
Ora, non dico che farete per forza lo stesso percorso, ma di sicuro WrongOnYou ci dimostra come il videoclip possa essere un elemento centrale per “uscire”.

I CONTENUTI
Che scegliate di limitarvi ai provini, fare l’EP o realizzare dei videoclip dovete tenere bene a mente l’aspetto fondamentale: questi elementi sono soltanto IL MEZZO che veicola i vostri CONTENUTI.
Quindi ripetete tutti insieme a me: se non ho dei buoni contenuti me ne resto a casa e non intaso il mercato con l’ennesima cosa che non interessa a nessuno.

Listen and repeat.

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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07 | Anche gli artisti pagano le tasse

Una cosa che mi ha sempre affascinato degli artisti è che quando non vengono pagati rivendicano il loro diritto di lavoratori, quando però c’è da fare una fattura o pagare i contribuiti cadono dalle nuvole quando va bene, si incazzano quando va meno bene.

LA MUSICA È LAVORO!
Uno slogan che negli ultimi anni ha volato in lungo e in largo per tutto il nostro stivale, e che mi trova assolutamente d’accordo. Ma vediamo cosa significa concretamente (e fiscalmente) fare arte per professione.

L’Italia è un paese che, senza girarci troppo intorno, offre poche possibilità di campare dignitosamente con la musica anche alla luce di una pressione fiscale importante e a fronte di servizi praticamente inesistenti. 
Lo so io, lo sapete voi. Questo però non significa che siamo giustificati a fare il nostro lavoro in nero, non pagare l’iva e i contributi, a comportarci come banditi e poi a lamentarci costantemente che le cose nel nostro Paese non funzionano. Quello che invece possiamo e dobbiamo fare è imparare a gestire in maniera oculata e attenta le nostre finanze, nel rispetto delle norme vigenti nel nostro Paese che, se ben interpretate, possono essere meno ostili di quanto appaiono.

Ma andiamo con ordine.

IL MUSICISTA COME LAVORATORE
Quando concordate una data in un locale, fiscalmente, siete lavoratori che prestano un servizio di intrattenimento ai clienti dell’attività commerciale che ospita l’evento, e il titolare della struttura, in valore assoluto, è il vostro datore di lavoro. Ora, sono certo che la stragrande maggioranza di voi non si è mai posto il problema e si è messo in tasca la parte concordata in contanti, senza l’ombra di un contratto, figuriamoci di una ricevuta o di una fattura. Beh, in quel caso non siete altro che lavoratori in nero. Il primo passo per crescere è ammetterlo a se stessi.

Come lavoratore dello spettacolo avete tre possibilità per essere in regola:

  • Prestazione occasionale con ritenuta d'acconto: la intestate al datore di lavoro (cioè il locale) ed è la soluzione più congeniale se i vostri introiti sono bassi, visto il limite imposto dalla legge di massimo 5.000 euro l’anno. 
  • Fattura: che implica però l’apertura di una partita iva, che conviene solamente se i margini di fatturazione sono abbastanza alti da coprire i costi. NOTA: Se intendete fare davvero i musicisti per mestiere, l'apertura di una vostra PARTITA IVA è semplicemente LA SOLUZIONE!
  • Vaucher: è lo strumento usato per il così detto lavoro accessorio. i vaucher sono una sorta di buoni che vi vengono consegnati da chi vi assume per poi riscuotere il corrispettivo presso punti autorizzati (Inps, Poste Italiane, tabaccherie). Si utilizza raramente e solo per piccole cifre...ed a me piace anche poco come tipologia di impiego, ma meglio non approfondire il discorso qui.

Succede che alcuni artisti costituiscano associazione per far fronte agli adempimenti fiscali, questa è una soluzione che semplifica certamente la faccenda con un costo di gestione molto basso, ma è, come direbbe un grandissimo Gigi Proietti in Febbre da Cavallo, “’na mandrakata” (ovvero una soluzione non proprio regolare per aggirare il problema). Le associazioni sono infatti figure giuridiche no profit, quindi per quanto riusciate a far passare la vostra musica per un apporto fondamentale e indispensabile alla crescita culturale del Paese, guadagnare soldi (quindi di fatto gestire un’attività a scopo di lucro) attraverso una associazione è quantomeno borderline.

La soluzione più semplice in questo senso è affidarsi a un cooperativa.
Come funziona? Iscrivendosi, con una quota fissa di adesione annua, si ha sostanzialmente la possibilità di fatturare le proprie prestazioni attraverso la cooperativa. È come avere una partita iva ma senza doverne sostenere i costi di gestione. Meno problemi per voi, meno problemi per il locale.
Tra le più importanti cooperative che svolgono questo servizio in Italia ci sono la Doc Servizi ed Esibirsi; quest’ultima, in particolare, ha redatto un prezioso manuale scaricabile qui e che è stato anche fonte di spunti per la realizzazione di questo articolo.

I CONTRIBUITI INPS (Ex-Enpals)
Ogni lavoratore paga le tasse, ma paga anche i contributi.
Fino al 2011 era l’Enpals (ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo) a gestire i contributi dei musicisti, ora invece l’Enpals è confluito nell’Inps, ma la storia cambia poco.
Strumento fondamentale da conoscere è la “temutissima” agibilità. L’agibilità altro non è che un documento certificante il fatto che l’artista verserà i contributi corrispettivi a quanto ha guadagnato dalla sua esibizione. Insomma, prima di esibirvi, avvisate lo stato italiano che state per andare a fare un lavoro e che siete intenzionati a pagare i contributi previdenziali in base all’incasso che otterrete da quella prestazione. In pratica, con l’accensione dell’agibilità, vi mettete formalmente in regola.

Sì, ok, ma quanto pago?
L’agibilità di per sé non ha un costo, mentre i contributi da versare sono una percentuale su quanto guadagnato. L’aliquota base è del 33%, per il calcolo complessivo delle spese, contributi e tasse, ci viene di nuovo incontro Esibirsi con questo form di calcolo automatico.

Ma devo pagarli anch’io i contributi?
Di base TUTTI pagano i contributi, ma ci sono situazioni di esenzione. È esente chi fa musica dal vivo (ovvero i musicisti) se rientra in una di queste categorie:

  • Chi versa già i contributi per un altro lavoro
  • Chi è studente fino ai 25 anni, compresi
  • Chi è pensionato sopra i 65 anni, non compresi
  • Chi è minorenne

Tutto questo sempre e solo ammesso che non si superino i 5.000 euro di reddito derivante dall’attività musicale, altrimenti in ogni caso NON siete esenti.
Semmai ve lo steste chiedendo, non sono mai esenti i Dj, in quanto non è considerata musica dal vivo. Quindi sì dai, potete finalmente dire ai vostri amici Dj che non sono musicisti. Scherzo, fate i bravi.

Mi pare chiaro che essere esenti dal pagamento dei contributi non significa che possiamo esimerci dagli adempimenti fiscali che abbiamo appena citato, non c’era bisogno neanche di dirlo, no?

Liquidare un argomento così ampio in un articolo senza risultare pesanti, con numeri, percentuali e calcoli non è semplice, prendete questi spunti per entrare nell’ordine delle idee che il lavoro dell’artista non può prescindere dal contesto fiscale. Vi ricordate, per esempio, quando vi dicevo che per determinare il vostro cachet dovete partire dalle spese? Ecco, anche queste sono spese da prevedere. E quando vi dicevo di fare della vostra arte una impresa? Nelle imprese saper gestire la fiscalità è determinante.

Per sviluppare un progetto musicale bisogna soprattutto avere coscienza del lavoro che andiamo a fare e dell’ambiente in cui ci muoviamo. Quindi è bene entrare subito nell’ottica che, se la musica è un lavoro, il musicista è un lavoratore.


È il mestiere più bello che esista, rispettiamolo e non prendiamolo mai sotto gamba.

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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06 | Le regole del booking

Se avete letto l’articolo della settimana scorsa ora avete delle basi per organizzare il vostro lavoro e quello degli altri componenti della vostra band, sapete quindi cosa serve per comunicare in modo efficace la vostra musica. Tutto ciò è propedeutico ad uno degli aspetti fondamentali dell’attività di chiunque volesse vivere di musica in questa epoca di barbarie: il live.

È vero che oggi la comunicazione è un aspetto fondamentale, ma se avete molto da dire sui social e poco da dare sul palco, ovviamente non durerete.

IL PALCO È SACRO
Stampatevi in mente questo concetto: il palco è sacro e va onorato, sempre! Che si suoni in uno stadio sold out o in un pub puzzolente (ma chi vi ha fatto accettare l’ingaggio??) davanti a dieci persone, l’atteggiamento è quello che fa la differenza, e l’atteggiamento deve essere sempre quello di dare il massimo in ogni situazione, per il pubblico, ma soprattutto per voi.

FACCIAMO ORDINE
Ok, abbiamo capito che dobbiamo onorare sempre il palco, ma come ci arriviamo sul palco?
Facciamo prima un po’ di ordine rispetto alle figure che intervengono per realizzare un concerto (un concerto vero in un club/evento vero):

  • Location: il luogo in cui si realizza l’evento è (tranne in alcune situazioni di piazza) un’attività commerciale. Questo implica un concetto semplicissimo ma che spesso sfugge all’artista, ovvero che, per quanto il gestore possa amare la musica e l’arte, quando a fine concerto si chiude bottega il registro di cassa deve registrare il segno più. Tu fai arte, lui fa commercio, se non guadagna chiude. Alla luce di questo ragionamento, quando si tratta una data è importante che le famose linee della domanda e dell’offerta si incontrino. Ricordatelo. 

  • Direttore artistico: Ammesso che ci sia e che non coincida con il proprietario della location, il direttore artistico è quello che sostanzialmente traccia la linea artistica della location, che sceglie gli artisti da far suonare secondo criteri stabiliti ad inizio stagione e spesso si occupa anche di gestire la logistica e le economie destinate agli artisti. È un personaggio cardine con il quale interfacciarsi nel momento in cui ci si propone.

  • Promoter: questo sconosciuto. È un ruolo di mezzo tra gli artisti (e le loro agenzie di booking) e i direttori artistici, i quali spesso si affidano proprio ai promoter locali per segnalazioni. Per fare un paragone calcistico potremmo assimilarli agli agenti di mercato, figure di contatto che, grazie alla fiducia e all’autorevolezza che si sono guadagnati nei confronti dei direttori artistici, riescono a “piazzare” gli artisti. Come spesso succede per un po’ tutte le figure che navigano il mare magnum della musica, a volte il ruolo di promoter e quello di direttore artistico si fondono e si sovrappongono. Consiglio: individuate ed entrate in contatto con i promoter della vostra città, sono un canale privilegiato.

  • Tecnici: c’è chi la musica la crea, chi la suona, chi la promuove, chi la mette su un palco, ma nulla di tutto questo sarebbe possibile senza i tecnici. Considerati spesso l’ultima ruota del carro, sono in realtà le fondamenta di tutto. Fondamentali e insostituibili, trattateli sempre bene e rispettateli. Le figure fondamentali sono:
    • Il Fonico residente: deus ex machina della serata e del suono (specialmente se non girate con un vostro fonico, cosa che in realtà vi consiglio di fare appena ve lo potrete permettere o anche prima). La bravura e la disponibilità del fonico residente può fare la differenza tra un concerto inascoltabile e una piacevole serata. Imparare a rapportarsi con questa figura è fondamentale per la riuscita della vostra esibizione: siate chiari e diretti su quello che vi serve, ascoltatelo e seguite sempre le sue indicazioni perché conosce quel palco e quel service e sa come farli funzionare al meglio. Siate sempre molto gentili con lui e fategli sentire chiaramente che apprezzate la sua disponibilità e la sua pazienza. Lui può fare la differenza sull’esito della serata, nel bene e nel male. In situazioni medio-grandi troverete due fonici, quello di sala e quello di palco. In genere quello di sala è quello che dirige il gioco e gestisce il suono che esce in sala, l’altro gestisce il suono che sentite voi sul palco dai monitor e dalle spie, fa da collegamento tra voi e il fonico di sala e fa sì che tutto sul palco fili liscio. Consiglio: il soundcheck non è una formalità, rappresenta una buona metà della riuscita di un concerto.
    • Tecnico delle luci (o luciaio): ok, magari non siete i Pink Floyd, ma anche su un piccolo palco un buon luciaio può fare la differenza. Immaginatevi i Kiss suonare con luci bianche sparate addosso fisse.
      Consiglio: parlateci prima del concerto, fategli capire che atmosfere volete produrre…e se non c’è un luciaio, ragionate direttamente voi sull’atmosfera da creare sul vostro palco. La giusta atmosfera è tutto in uno show.
    • Stage manager: spesso, soprattutto in situazioni medio-piccole, la figura dello stage manager si fonde con quella del fonico. Lui gestisce le dinamiche del palco, gli orari, il check. È il vostro punto di riferimento da quando entrate in sala a quando ne uscirete. 
  • Agenzia di booking: una delle figure fondamentali del mercato musicale. Per semplificare possiamo dire che l’agenzia di booking fa per il live quello che l’ufficio stampa fa per la comunicazione, ovvero fa da collegamento fra l’artista e i promoter/direttori artistici.  

L’AGENZIA DI BOOKING, ISTRUZIONI PER L’USO
Perché i promoter e i direttori artistici preferiscono affidarsi alle agenzie di booking invece che alle proposte autonome che gli arrivano ogni giorno? Per la stessa ragione per cui le testate giornalistiche preferiscono affidarsi agli uffici stampa:

  1. Una (buona) agenzia di booking fa un lavoro di filtro nei confronti della gigantesca mole di proposte che quotidianamente affollano le caselle mail di migliaia di operatori.
  2. Una (buona) agenzia di booking sa di quale materiale il promoter o il direttore artistico ha bisogno e riesce a farglielo pervenire in modo ordinato e organizzato.
  3. Una (buona) agenzia di booking sa proporre il prezzo giusto per la situazione e sa trattare.

Ma possiamo farcelo da noi il lavoro di booking? Con un po’ di fatica ma sì, basta tenere a mente alcuni aspetti e aver cura di possedere tutto il materiale che serve.

UN QUADRO CHIARO DELLA SITUAZIONE
Fare una mappatura dei locali italiani adatti al vostro progetto è fondamentale. In genere si parte con il seguire l’attività social di artisti simili e dello stesso livello: osservate dove vanno a suonare e quali sono i risultati che raggiungono in fatto di pubblico e riscontro, cercate di capire quali sono i “giri” che funzionano e che sono adatti a voi e fatevi un database con tutti i contatti che riuscite a trovare online. Sarà la base per la vostra ricerca.
È molto importante frequentare i giri giusti. Uscite e andate a vedere i concerti degli altri, stringete relazioni con artisti e operatori. La musica funziona con (e si alimenta di) relazioni interpersonali.
Ma soprattutto, sostenete la scena musicale locale frequentando i locali di musica dal vivo e i concerti di altri artisti, farà bene a tutti, voi compresi.

IL GIUSTO PREZZO
Capire qual è il vostro PREZZO GIUSTO non è facile. Se non avete ancora nulla di davvero interessante e professionale da offrire, allora probabilmente non avete ancora nulla da pretendere. Dal mio punto di vista, all’inizio suonare a rimborso spese non è da considerarsi una vergogna, ma anzi un modo per fare pratica, accumulare esperienza e perfezionarsi. Tutto dipende dalla situazione e dai vantaggi che se ne ricavano. E i vantaggi, soprattutto all’inizio, spesso non sono economici. Una volta che potrete giustificare un cachet perché la vostra proposta artistica è professionalmente valida, partite a fare i vostri conti dalle spese che sosterrete per effettuare ogni singolo concerto: spostamenti, alloggio, entourage, materiale scenico, la somma delle spese vive che un concerto comporta saranno la base del vostro cachet. Il resto, quindi sarà il vostro guadagno netto.

LO STAGE PLAN E LA SCHEDA TECNICA
Abbiamo visto nel precedente articolo, per la comunicazione, come all’interno del presskit sia fondamentale avere una serie di documenti basilari; ebbene, lo stesso vale per il live.
I due strumenti fondamentali che non possono mai mancare sono lo Stage Plan e la Scheda Tecnica.
In breve:

  • Lo Stage Plan (o stage plot): serve a far capire al fonico come siete sistemati sul palco, è sostanzialmente una mappa grafica dove viene indicata la posizione di ogni elemento e di dove avete bisogno delle spie.
  • La Scheda Tecnica (o rider): è l’elenco completo della strumentazione di cui avete bisogno, la lista dei canali del mixer che occupate (chiamata channel list) e di tutte le necessità tecniche più disparate, compresa la strumentazione personale in vostra dotazione, e che quindi non deve essere fornita dal locale.

Questi due documenti devono essere più chiari e completi possibile, in modo da facilitare il lavoro dei tecnici, ottimizzare le spese e i tempi e vanno quindi inviati per tempo. Portatene sempre una copia cartacea con voi ai vostri concerti.

Ricordatevi che, se non avverrà una improbabile rivoluzione copernicana nel breve-medio termine, il live sarà la vostra forma principale di introito. Quindi nulla va lasciato al caso, dentro e fuori dal palco, e proprio perché è una forma di introito è molto importante sapere come gestire le proprie finanze e capire che l’artista non è esentasse. Eh già, mi dispiace per voi, anche i musicisti pagano le tasse. Ma potete stare tranquilli ancora una settimana, ne parliamo nel prossimo articolo.

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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05 | il Management e la Comunicazione

La musica è un lavoro? Vuoi vivere della tua musica?
E allora muoviti, prendi carta e penna e mettiti in testa che nessuno ti sta cercando. Nella musica riesce solo chi corre.
Riprendiamo il tema dello scorso articolo per analizzare i ruoli fondamentali che un artista deve ricoprire per essere manager di se stesso, per trasformare la propria arte in una professione.


Capisco che i più “puri” di voi storceranno il naso pensando alla mercificazione dell’arte, ma non stareste leggendo questo articolo se non voleste imparare a lavorare con la musica, quindi romanticismo a palate in sala prove, ma concretezza e senso pratico fuori.


Chi è il manager?
In sostanza è la mente del progetto, colui che ha la completa visione d’insieme e riesce ad organizzare e coordinare il lavoro di tutti, per raggiungere gli obiettivi prefissati e poi fare da ponte con l’esterno.

Quindi da dove si inizia?

TRACCIARE UNA STRADA:
Come ogni impresa che abbia velleità di riuscita, la cosa fondamentale è porsi degli obiettivi fondamentali da perseguire e programmare delle linea guida per raggiungerli.

Scriveteli, schematizzate tutto e impostate un crono-programma di base delle vostre attività: il Diagramma di Gantt è lo strumento più intuitivo e semplice da realizzare per strutturare il proprio crono-programma; basta saper usare le funzioni base di un programma come Excel. Sarà la linea guida fondamentale per gestire e coordinare le attività della tua band. 

RACCOLTA DEL MATERIALE:
È molto importante avere sempre in archivio e ben organizzato tutto il materiale riguardante il progetto: file dei brani (almeno nelle estensioni Wav e Mp3), grafiche e foto, videoclip e riprese live, scheda tecnica e stage plan, comunicati stampa, biografia e info sul progetto.
Tutto deve essere organizzato in maniera ordinata per essere inviato agevolmente quando necessario.

Una soluzione molto semplice e funzionale per archiviare il materiale è creare un account Dropbox o Drive, che rende ogni elemento raggiungibile da qualsiasi dispositivo dotato di connessione internet e dà la possibilità di inviare link per scaricare i file, anziché intasare le caselle di posta altrui con allegati pesantissimi (gli operatori del settore, dalle etichette agli uffici stampa, dalle agenzie di booking alle testate giornalistiche ODIANO gli allegati!

COORDINAMENTO:
Lo abbiamo accennato nell’articolo precedente: ognuno deve fare la sua parte per coprire gli aspetti fondamentali per realizzare un progetto musicale. Sì, e qualcuno deve coordinare e gestire il lavoro di tutti, indovinate chi?

La cosa peggiore che possiate fare è disperdere le energie, oltre che le risorse. Serve polso fermo e una buona dose carisma. Se ce l’avete siete a cavallo, se non ce l’avete… trovatelo.

Ognuno deve sapere cosa fare, come e quando, e il lavoro deve completare il lavoro degli altri, in un flusso omogeneo in cui però una sola testa prende le decisioni finali: “la democrazia semplicemente non funziona” (Zen Circus). Aiutatevi con il vostro bellissimo e coloratissimo diagramma di Gantt.

RAPPORTI CON L’ESTERNO:
Il manager è anche (e soprattutto) la voce della band nei rapporti con l’esterno.
Bisogna saper parlare, conoscere gli interlocutori, sapere come si muove l’ambiente e su chi concentrare la propria attenzione: etichette, direttori artistici, uffici stampa, agenzie di booking, testate di informazione; contattare tutti indistintamente a tappeto non è mai una grande idea.

Un ottimo lavoro organizzativo è però pressoché inutile se nessuno sa cosa fai.


La comunicazione è la base di ogni business
, saper raccontare all’esterno quello che fai è fondamentale per “esistere”. Nell’era della comunicazione 2.0 bisogna essere diretti, semplici e costanti nella comunicazione.

IMMAGINE E IMMAGINARIO:
Ciao puristi, saltate questo passo.
La musica è anche immagine. Quello che tu sei conta per avere una buona base, avere qualcosa da dire e trovare il modo giusto di dirla è l'elemento base senza il quale non durerai.
Nella musica, oggi più che mai, è quindi fondamentale ed imprescindibile il contenuto. Ma è altrettanto essenziale il contenitore. E il contenitore deve essere studiato bene, modellato in maniera credibile sul progetto.

L’immagine è lo strumento con il quale raggiungere le persone, per poi “catturarle” con la tua musica; ma la funzione primaria dell’immagine è creare l’immaginario, ovvero l’insieme delle percezioni con le quali il pubblico definisce la propria visione di un artista. Stimolare un immaginario intorno al proprio progetto è complesso ma incredibilmente efficace.

I SOCIAL E IL WEB:
Qui potremmo parlare per ore, ma limitiamoci a capire quali sono le informazioni essenziali che devono essere presenti sul sito e sulla pagina facebook.
Oggi la pagina facebook è lo strumento fondamentale per un artista. Io, ad esempio, quando cerco info su una band, la cerco prima di tutto lì. E quali informazioni voglio trovare?

- Che musica fa: in genere mi fa molto comodo vedere un video appena apro la pagina, quindi trovare un post con video in evidenza (fissato in alto) è la cosa che preferisco.

- Come si muove: sapere se una band/artista gira in tour fa molto, quindi ben venga una immagine di copertina con l’elenco delle ultime date.

- Da dove viene e quanti componenti ci sono: se, ad esempio, sto selezionando artisti per un evento, è fondamentale sapere da che città viene, per avere già un’idea logistica, e quanti musicisti compongono la band

- Breve biografia: BREVE! Non mi interessa sapere che avete iniziato a suonare la chitarra in oratorio o che il bassista e il batterista erano compagni di banco al liceo. Mi interessa sapere qual è il vostro approccio e quali traguardi importanti avete raggiunto.

- Foto: le foto che in genere funzionano di più per il pubblico sono quelle della vostra intimità artistica (sala prove, furgone in autostrada, backstage), ma per gli operatori è più interessante vedere dove avete suonato, ad esempio. Attenzione: non voi che suonate, ma dove! I primi piani da piacioni usateli come immagine del vostro profilo, sulla pagina fatemi vedere gente che si diverte sotto il palco.

- Contatti: poche cose, anche sola una mail e un numero di telefono, basta che rispondiate. Spesso le opportunità non fanno un seconda chiamata.

Una buona pagina facebook può rendere superfluo il sito web, ma nel dubbio un bel sito-vetrina, semplice, facilmente navigabile dove inserire dettagli più approfonditi rispetto alla pagina, una raccolta di video (evitate di inserire più video live dello stesso brano, a meno che non ci sia una ragione molto valida), ma soprattutto che vi rappresenti a livello grafico e di immagine. Il sito web è utile se riesce a far entrare subito l’utente nel vostro mondo.

L’UFFICIO STAMPA:
Perché le testate musicali preferiscono affidarsi agli uffici stampa piuttosto che ricevere proposte autonome dagli artisti? Per due motivi fondamentali:
1. Un (buon) ufficio stampa fa un lavoro di filtro nei confronti della gigantesca mole di proposte che quotidianamente affollano le caselle mail di migliaia di operatori.

2. Un (buon) ufficio stampa sa di quale materiale la testata ha bisogno e riesce a farglielo pervenire in modo ordinato e organizzato.

Lo strumento fondamentale di ogni (buon) ufficio stampa è il presskit digitale (o PK). 
Il PK è, generalmente, una pagina web o un documento multimediale all’interno del quale si trova tutto il materiale inerente l’artista:
* Biografia e info
* Foto (in alta e bassa risoluzione)
* Copertina del disco (in alta e bassa risoluzione)
* Comunicati stampa
* Disco in streaming privato e in download (in genere Mp3)
Padroneggiare questo strumento offre un’importante arma in più nell’arsenale a disposizione.

Il concetto di base da tenere a mente è sempre questo:
gli operatori musicali sono bombardati quotidianamente da decine, se non centinaia, di proposte.
Più rendiamo la loro vita facile e il loro lavoro lineare, più possibilità abbiamo di fare centro.

Per il resto, occhio che venerdì prossimo torniamo con un altro articolo... come una goccia cinese, non vi molliamo. Passate una bella settimana e studiate!

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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04 | Essere Manager di noi stessi

“La scena indipendente a me sembra un po’ dipendente, da uffici stampa e tanti soldi, senza i quali non conti niente” - Luminal


Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 nasce, all’interno della scena punk, il concetto di Do It Yourself (DIY).  
L’idea è semplice e rivoluzionaria: tutto ciò che può fare una grande etichetta, può essere realizzato in autonomia dallo stesso artista e dalla sua crew. Qualche anno più tardi è arrivato internet ed ha dato una bella accelerata a questa filosofia. Ca va sans dire, oggi bastano un microfono ed una scheda audio per produrre e rilasciare musica nuova. Tutto ciò è assolutamente poetico, ma ha inevitabilmente spostato il livello medio della musica prodotta verso il basso. Tanta quantità, sempre meno qualità ed un’inflazione ingestibile di musica inutile e brutta che come melma oleosa ha invaso la rete.

Nei precedenti articoli della nostra guida ci siamo occupati proprio di come evitare di entrare anche noi nell’ampia schiera dei produttori di musica brutta e inutile e quindi, augurandoci che abbiate fatto una seria e profonda auto-analisi prima di lanciarvi in questa nuova avventura, sperando che la vostra verità e le vostre idee siano davvero potenti ed interessanti e che il vostro progetto artistico sia effettivamente a fuoco e degno di essere diffuso al resto del mondo, andiamo avanti nel percorso che vi aspetta. 

Ordunque, siccome voi producete musica bella, è giusto che il mondo possa scoprirla
Quindi, cosa fare per iniziare? 


Prima mossa, cominciate con il pensare a voi stessi e/o alla vostra band come a un’impresa. La vostra impresa. Una startup. La prima cosa che un’impresa deve fare è organizzarsi. Vediamo quali sono gli ambiti principali da coprire:

- Management: trattare i rapporti con i terzi, ideare una strategia complessiva, progettare i singoli passi da compiere, prendere le decisioni

- Comunicazione: curare l’immagine del progetto, la gestione dei social e del sito ufficiale, la diffusione delle opere prodotte, raccontare il proprio progetto in modo credibile e interessante

- Booking: cercare e trattare concerti, organizzare gli spostamenti e la logistica

- Amministrazione: gestire le economie, la fiscalità e tutto ciò che è legato al diritto d’autore e alle edizioni

Per un progetto appena nato riuscire a coprire questi ambiti utilizzando le risorse interne è la soluzione ideale.
Do It Yourself, per davvero.

Se il batterista studia ragioneria, sfruttate le sue competenze per creare un piano economico e seguire tutte quelle cose burocratiche noiosissime, se il bassista è un grafico con uno spiccato senso artistico fategli curare la comunicazione e l’immagine della band, se il chitarrista ha un forte ascendente sul gruppo e una buona visione d’insieme dategli la possibilità di coordinare il lavoro e la responsabilità di prendere decisioni importanti, se il cantante ha la faccia tosta e una parlantina disarmante mettetegli in mano un elenco di locali nei quali volete suonare e un telefono.

Questo vi permetterà non soltanto di avviare il vostro percorso professionale senza spendere un patrimonio, ma vi darà anche la possibilità di imparare sul campo come funzionano le cose, di farvi un bagaglio di esperienze che vi tornerà certamente utile nel momento in cui sarete pronti a proseguire il percorso con agenzie e professionisti del settore e per confrontarvi con loro in modo più consapevole e cosciente.


“Ok, iniziamo facendo tutto da soli, e poi… ? Quando i tempi saranno maturi come li trovo i partners giusti?”
Non abbiate fretta, ne parleremo a breve.
Intanto, nei prossimi articoli, tratteremo in modo molto pratico e diretto proprio gli ambiti operativi che abbiamo appena elencato, iniziando da management e comunicazione.
Vi parleremo di cosa significa curare il management di un artista, da dove si parte, quali sono le competenze di base che servono e vi daremo anche dei link utili ad approfondire meglio gli argomenti che affronteremo.
E poi comunicare il proprio progetto, curarne l’immagine e creare un immaginario attorno al proprio mondo, provando a generare attenzione ed aspettativa.
Saranno questi gli aspetti che prenderemo maggiormente esame per avere in mano gli strumenti necessari ad affrontare consapevolmente il DIY e far partire in grande stile la vostra nuova start up.
Restate connessi.

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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03  |  Le tendenze del mercato e perche' è giusto fottersene allegramente

Per quanto sia odioso e per certi versi inappropriato di questi tempi parlare di un mercato musicale italiano, può esserci utile avere un’idea di massima di quale sia l’habitat del settore che vogliamo frequentare, fosse anche solo per poi ignorarlo ed andare dritti per la nostra strada, ma con tutta la consapevolezza possibile.


Come già accennato in un articolo precedente, viviamo in un periodo storico in cui le informazioni viaggiano ad altissima velocità, e la musica non fa certo eccezione. Negli anni, quasi inconsciamente, abbiamo perso il piacere di assaporare un disco in profondità, abbiamo dimenticato il rapporto “fisico” che avevamo con ogni singolo album che amavamo, il bisogno di toccarlo, sfogliarlo, annusarlo e goderne attraverso tutti i sensi disponibili, magari in una stanza in penombra, senza pensare a nient’altro che alla musica che si ascoltava.

Oggi l’ascolto è diventato orizzontale, spesso distratto e svolto contemporaneamente ad altre attività, come smanettare sullo smartphone o navigare in rete. Basta aprire Spotify (ad esempio) ed in maniera totalmente gratuita possiamo ascoltare tutto (o quasi) quello che è stato prodotto in decenni di musica; è un ascolto spesso compulsivo, che copre tutto e generalmente non approfondisce nulla. La musica si ritrova ad essere un immancabile e costante sottofondo della nostra vita. Magari ne ascoltiamo molta più che in passato, ma finiamo per darle un ruolo meno centrale e strutturale, sia perché risulta accessibile in modo estremamente semplice, sia perché nessuno di noi è più abituato a fare una sola cosa per volta e ad utilizzare solo l’udito tralasciando gli altri sensi per più di cinque minuti consecutivi.


In questo scenario si innesta perfettamente anche lo strumento di principale visibilità odierna della musica potenzialmente nuova: il Talent Show.

Lasciamo perdere in questa sede le classiche disquisizioni sui Talent quali salvatori o carnefici della musica dei nostri giorni, magari approfondiremo l’argomento in un altro articolo; qui prendiamo in esame solo alcuni aspetti oggettivi. Il Talent è un mezzo perfetto per produrre e promuovere un tipo di musica a presa rapida, la forma di musica più adatta all’epoca in cui viviamo. Ma soprattutto, cosa fa del Talent un mezzo promozionalmente molto efficace? Elementare Watson: l’esposizione mediatica che offre. La tv è ancora oggi il mezzo di comunicazione nazional popolare per eccellenza e quindi piazzare davanti alle telecamere un interprete (non parliamo quasi mai di autori/compositori/artisti) offre la possibilità di raggiungere il maggior numero di persone nel minor tempo possibile e ad un costo infinitamente minore di quanto sarebbe costato dieci anni fa ad una casa discografica lanciare un nuovo artista.


La strategia che muove la discografia e i management che lavorano dietro a questi interpreti è quindi molto chiara, addirittura condivisibile nella sua costruzione generale.

Ma c’è un però, ed è pure bello grosso: la strategia di mercato che le major si trovano loro malgrado a cavalcare, nella quasi totalità dei casi, è incentrata sul principio dell’usa e getta. Infatti, per mantenere oleata e funzionante la macchina del Talent show, ci sarà bisogno ogni anno di nuovi volti da immolare e lanciare sul mercato in una sorta di “eterno ritorno debordiano” che crea un’inevitabile inflazione di voci nuove da piazzare continuamente su un mercato sempre più asfittico. Tanti nuovi presunti talenti tutti assieme, tutti desiderosi di finestre di visibilità che intanto diminuiscono di numero, di anno in anno.


A voi interessa essere usati e gettati via nel giro di un paio di stagioni? Vi interessa entrare in questo tritacarne che assomiglia più al superenalotto che a un’occasione per manifestare il vostro talento? Se vi interessa, accomodatevi pure tra la folla oceanica presente alla prossima pre-selezione del vostro talent preferito e smettete di leggere questo Blog. 
In alternativa, potete ignorare bellamente i talent e momentaneamente anche le strategie dei reduci del mercato discografico italiano. Se vi interessa un mio parere, questa è la soluzione migliore, la più lungimirante, quella che può portarvi davvero lontano se sarete capaci di sviluppare la vostra visione, assecondare solo la vostra “verità”, costruirvi con le vostre mani una credibilità ed un primo piccolo seguito di pubblico e poi, al momento giusto, andarvi a cercare complici qualificati assieme ai quali giocarvi la partita della vita.


Ciò detto, veniamo ad una verità rivoluzionaria o più semplicemente ad un uovo di colombo che vi spiattelliamo qui, così, en passant. E dunque, dopo aver attraversato ere musicali epiche, amato il blues, il rock, il punk, la new-wave, il reggae, il metal, il grunge, il brit-pop e tutte le mille influenze e le scene che la musica mondiale ci ha regalato negli ultimi settant’anni, possiamo dirlo con una certa sicurezza: la cosa che da sempre conta, l’unica cosa che davvero conti, e anche probabilmente la più difficile da fare, è riuscire a scrivere belle canzoni. 

Eccolo là, l’ho detto: Belle Canzoni. Orsù, siamo italiani, le belle canzoni le abbiamo praticamente inventate noi, e se questa affermazione vi pare un po’ forte vuol dire che non conoscete la storia della musica.
Italia, paese della melodia e del belcanto. È così che siamo percepiti nel resto del mondo e, cari amici miei, che lo vogliate o no, è così che siamo costruiti e strutturati internamente in un modo talmente profondo e ancestrale che non c’è verso di uscirne. Rassegnatevi.
E allora perché non fare gli italiani una volta tanto? È questa la via di uscita vera e potente che abbiamo a disposizione, scrivere canzoni dirette, semplici eppure profonde, mai retoriche, con belle linee melodiche, emozionanti, ispirate.

Possiamo parlare (e lo faremo) di ogni aspetto legato alla musica, di strategie, di ambienti, di operatori del settore, ma se non avete la capacità o anche solo la voglia di scrivere belle canzoni potete anche fermarvi qui, il prossimo articolo che uscirà su iBLOG non lo leggete.

Come si scrive una Bella Canzone? Continuate a seguirci.

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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02  |  La consapevolezza e le scelte iniziali

Alt! Chi siete? Cosa portate? Si, ma quanti siete? Un fiorino.” – (Non ci resta che piangere)

Prima di partire per il nostro viaggio nella selva oscura della musica italiana, è certamente utile comprendere un po’ meglio quale sia la situazione ambientale al momento della partenza ed analizzare la strada ed i mezzi di trasporto con i quali ci si sta per mettere in viaggio.


Partiamo dall’ambiente che stiamo per esplorare: c’era una volta (e qualcuno crede ci sia ancora) la contrapposizione tra musica indipendente e mainstream, due mondi che fino a qualche tempo fa viaggiavano separati, con approcci e modalità di lavoro differenti. Ebbene, l’epoca in cui viviamo ha superato questa separazione e ci racconta di come questi due mondi siano ormai completamente sovrapposti tanto da essere spesso poco distinguibili l’uno dall’altro.
Questo quadro ci offre una prima interessante informazione: l’esigenza di catalogare un progetto artistico in un genere, una corrente o una categoria musicale specifica è roba fuori dal tempo, e questa per voi è una buona notizia.


Se state pensando di scrivere e proporre le vostre canzoni o di mettere su una band e di dare il via ad una nuova avventura musicale, oggi un buon punto di partenza può essere assecondare in pieno la vostra attitudine naturale e non stare a pensare più di tanto ai pubblici o ai target a cui vi rivolgerete
Sofisticare la vostra realtà, inventarvi orpelli e armature fittizie per fingere di essere chi non siete o per provare ad entrare nella corrente musicale attualmente di moda, non vi porterà a nulla di buono sul lungo termine, sappiatelo. 
Certi ragionamenti sulle fasce di pubblico e sui target lasciateli fare ai venditori di cofanetti di plastica; a loro interessa solo il fatturato del prossimo semestre, a voi invece interessa fare questo mestiere per tanti anni e per riuscirci la parola d’ordine è una sola: verità.
Basta un po’ di autoanalisi e tanta onestà intellettuale per evitare di tuffarsi a mani aperte in anni di illusioni e frustrazioni. Lavorate quindi sulla vostra verità e non traditela mai, e se alla fine fallirete, almeno lo avrete fatto facendo quello che vi piace e che vi caratterizza e non fingendo di poter essere gli Strokes di Sala Consilina


Ecco quindi una regola base da fissare in bacheca
: partite da voi stessi, da chi siete, da ciò che avete di nuovo ed importante da comunicare al resto del mondo. 
Dopo aver superato a pieni voti questo primo step di autoanalisi potete quindi cominciare a mettere a fuoco il vostro progetto, individuare e potenziate i vostri punti di forza e provare a trasformare i vostri difetti in caratteristiche. Non smussate i vostri “angoli”, ma immaginateli come caratteri che potrebbero rendervi potenzialmente diversi da tutto quello che già esiste e che è già stato fatto da altri

Insomma, non lasciatevi guidare dalla paura e dalle insicurezze e non fatevi tentare dal bisogno di trasformare la vostra sostanza in forma. Osate, sempre e comunque, perché solo osando potrete sperare di spiccare sul gran rumore di fondo che c’è in questi anni.


Passiamo ora al percorso agevolato che avete a disposizione, il più potente che la storia dell’umanità abbia mai ideato: il web.  La rivoluzione copernicana generata dall’avvento di internet ha cambiato per sempre il modo in cui ognuno di noi si rapporta alla musica. Un artista che abbia davvero qualcosa di urgente e potente da comunicare deve considerarsi fortunato a vivere in questa epoca, perché può essere certo che il suo successo dipende quasi esclusivamente da se stesso e da come saprà lavorare sulla sua musica a partire da quando la compone e fino a quando la propone. 
L’artista del terzo millennio deve accettare l’idea che imparare a navigare in prima persona in questo enorme mare di possibilità e insidie che è la rete è imprescindibile e – azzardo - è addirittura parte integrante della sua espressione artistica. Insomma, diciamocelo: a meno di rarissime eccezioni (che confermano la regola), il mito dell’artista dannato che compone la sua musica e se ne infischia di comunicarla al suo pubblico lasciando che sia il mondo ad accorgersi di quanto sia bravo resta, appunto, ormai solo un mito. Potete avere la nave più bella e accessoriata del mondo, ma se non imparate a portarla in mare aperto o se vi aspettate che arrivi qualcuno a guidarla al posto vostro, siete messi male! Mi direte che in rete si finisce poi per perdersi, che l’illusione di poter arrivare a tutti con un click e la quantità infinita di input trasformano spesso il più potente mezzo di comunicazione mai inventato dall’uomo in una giungla in cui si riversano quotidianamente decine e decine di proposte musicali, e all’interno della quale gli artisti possono rimanere intrappolati alla ricerca costante di like e visualizzazioni fini a se stesse.
Sì, forse avete ragione… forse.
C’è un modo per non cadere in questo buco nero? Io credo di sì, si chiama “creatività” ed in un prossimo capitolo della nostra Guida Per Musicisti Contabili ve ne parleremo in modo più approfondito, facendo magari anche qualche esempio.

1) Oggi l’unica cosa che davvero conti, nella musica e nell’arte in genere, è avere qualcosa di forte, nuovo e urgente da dire e sarà bene provare a dirlo senza sovrastrutture e senza finzioni. (p.s. Si, se siete italiani e cantate in inglese state usando una sovrastruttura che allontana l‘ispirazione iniziale dal risultato, siatene coscienti...io non comprerei mai mozzarella di bufala prodotta a Londra, se ne ho voglia la compro prodotta ad Eboli o al massimo ad Aversa).

2) Come prima cosa mettete a fuoco il vostro progetto e cercate di comprenderne le caratteristiche che naturalmente possono renderlo unico e riconoscibile agli occhi del pubblico. Enfatizzate i vostri elementi di unicità e non smussate gli angoli con l’idea di rendere tutto più fruibile e radiofonico (tanto le radio non vi passano comunque, non vi illudete...le radio arrivano alla fine, quando ce l'avete già fatta da soli).

3) Imparate ad usare creativamente il web e i social, saranno il mare nel quale far scorrere velocemente e con decisione il vostro progetto artistico, e se saprete usarli bene vi porteranno esattamente dove meritate di arrivare.


Se ancora non avete trovato una vostra strada che sia in qualche modo unica e convincente, se non sapete ancora bene dove volete andare a parare, se vi state scervellando per trovare un modo di essere voi stessi e di essere veri e unici, allora forse non avete granché di interessante da dire in questo momento oppure non è ancora arrivato il momento per far partire il vostro nuovo progetto artistico.
Magari è tempo di suonare e divertirsi con gli amici senza troppe velleità e di pensare che la musica non deve essere necessariamente il vostro mestiere, ma può riempire e colorare ugualmente la vostra vita senza aspettarsi da lei che vi trasformi in una pop star.
Quindi amici, se vi riconoscete in quest’ultima descrizione, probabilmente non è il momento di mettersi in testa di registrare un disco che non piacerà a nessuno se non a parenti e amici. Ok?

A venerdì prossimo con la terza puntata!

Massimo Bonelli & Francesco Galassi

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01  |  L'IMPRESA DI FARE MUSICA  - prefazione

A volte mi guardo indietro, ripenso a tutto quello che ho vissuto attraversando a calci e spintoni i miei 42 anni.
Anni trascorsi intensamente e sempre alla rincorsa di un sogno piantato fisso nel mio cielo, un sogno a volte apparentemente più vicino, a volte chiaramente lontano e impossibile da raggiungere. 

E ripenso con un pizzico di tenerezza anche al me stesso di 10 o 15 anni fa
Avrei tanta voglia di parlare a quel ragazzotto vestito in modo improbabile e raccontargli tutto quello che ho visto, che ho capito, che ho scoperto e che adesso so.
Ah, quante cose nella mia vita oggi sarebbero diverse se solo potessi parlare con quel tizio naif che nascondeva con la boria le sue insicurezze e che sognava di fare il musicista e di riempire club e palazzetti con la sua musica.

Povero illuso, non potevi di certo farcela!
Eppure chissà, se quel giorno tu avessi fatto quella telefonata in modo diverso?
E se ci fossi andato a quell’appuntamento invece di ascoltare un consiglio stupido? 

Se invece di firmare quel contratto fuffa avessi aspettato un’altra settimana? 
Si sa, con i se e con i ma non si fa la storia, eppure spesso la storia la si costruisce mettendo in fila una serie di errori di valutazione e scelte sbagliate.

E così, con l’aiuto del buon Francesco Galassi (che in uno slancio di masochismo si è offerto di farmi un po’ da Caronte) ho deciso di provare ad attraversare l’Ade della musica italiana e raccontarvi come la vedo io, mettendo su carta i consigli che vorrei tanto dare al me stesso cocciuto, ipertricotico e magro che adesso mi guarda da una fotografia e che, tutto sommato, devo ringraziare perché senza di lui non sarei qui a godermi la vita piena di musica che molto fortunatamente mi ritrovo a vivere.  

In questo tenero e romantico quadretto si inserisce quindi la nuova rubrica targata iCompany
Abbiamo deciso di chiamarla “GUIDA PER MUSICISTI CONTABILI“ citando uno dei guru del “do it yourself” nazionale e di dedicarla ai giovani artisti e musicisti che avessero voglia di mettere in discussione i loro dogmi

A questi impavidi che non temono la classica domanda di parenti ed affini: “Sì ho capito che suoni, ma di lavoro che cosa fai?”, a questi eroi post-moderni che provano ad ignorare il mito genitoriale del “posto fisso”, noi proveremo a dare consigli e idee su come ottimizzare e mettere a fuoco consapevolmente il proprio progetto artistico, ammesso ovviamente che ce ne sia uno e che valga la pena di immolarsi per difenderlo e portarlo avanti.

Tredici articoli di approfondimento, uno a settimana da qui a Natale, nei quali seguiremo un ipotetico percorso di crescita di un progetto artistico, dalla definizione del progetto stesso e fino alla firma di un contratto discografico, per capire come oggi si possa fare realmente il mestiere del musicista professionista e cosa questo comporti.
Lo faremo attraverso l’esperienza maturata negli anni, raccontando aneddoti ed esperienze reali e sfatando alcuni miti sul mondo della musica.

Proveremo a darvi gli strumenti necessari per fare le scelte migliori ed iniziare ad essere consapevolmente manager di voi stessi.
Descriveremo le figure professionali che navigano nel mare del mercato musicale italiano, per capire come lavorano e qual è il modo migliore per interagire con loro.
Scopriremo perché è importante fare tutti i passaggi necessari prima di produrre un disco.
Proveremo a consigliarvi il modo migliore per proporsi ad una etichetta e cosa bisogna sapere prima di firmare un contratto.
Infine vi trascineremo nel “lato oscuro” della professione del musicista, quello meno poetico eppure fondamentale: la fiscalità e la gestione delle economie.

Un viaggio che speriamo diventi uno strumento utile a tutti coloro che non vogliono accontentarsi di fare musica per hobby; tutti quelli che hanno voglia di comprendere meglio i meccanismi di questo mondo così affascinante.
E dunque, da qui a Natale, ogni venerdì, sputeremo fuori un pezzetto della nostra “Guida per musicisti contabili”.

Fesso chi non legge! 

Massimo Bonelli & Francesco Galassi (alias Caronte)

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