Diritti di sincronizzazione: Morricone si diventa?

Qualche giorno fa abbiamo scritto dei live come di un business in crescita rispetto al calo della vendita dei dischi.
Ma c’è anche un altro ambito da non sottovalutare in termini di guadagno attraverso le proprie creazioni musicali, una possibilità che spesso viene trascura soprattutto dagli autori meno esperti: la sincronizzazione.

La Notte degli Oscar è trascorsa da poco, finalmente Leonardo Di Caprio si è portato a casa la statuetta, ma soprattutto il nostro Ennio Morricone, dopo una vita dedicata alla composizione di musiche per film, vince il suo primo Oscar per la miglior colonna sonora (dopo quello alla carriera del 2007).
Ma quanto si guadagna prestando la propria opera al cinema? E soprattutto, come?
Ecco, se volete diventare dei novelli Morricone dovete innanzitutto sapere come funzionano le sincronizzazioni.

Andremo ad analizzare la questione in maniera semplice, senza entrare in noiosi tecnicismi e cavilli burocratici.
Quindi, semplificando: per sincronizzazione si intende l’abbinamento di un’opera fonografica ad un prodotto audiovisivo, ovvero la possibilità di rilasciare in licenza le proprie composizioni per l’utilizzazione in film, spot commerciali, programmi radio o tv ecc.
Semplice. Ma come si fa?
Se sei un compositore famoso o semplicemente il regista di turno individua in una tua composizione il tema ideale per il suo film, questo chiederà a te direttamente l’autorizzazione per la riproduzione del brano. Se il diritto d’autore per quel brano è gestito da SIAE è bene sapere che la corresponsione di questo tipo di diritto, come recita il sito di SIAE, “non rientra nel mandato che gli associati conferiscono a SIAE; il permesso in questione, in genere, viene rilasciato direttamente dagli autori ed editori dei brani musicali”.
SIAE offre comunque un servizio con il quale possano essere richiesti i permessi attraverso un modello unico e la gestione diretta dei diritti di riproduzione, semplificando il processo.

Molti artisti indipendenti scelgono poi di affidare la riscossione dei diritti ad altre società preposte a questo tipo di servizio.
Al crescere della domanda di brani per spot commerciali da parte delle agenzie pubblicitarie, sono nati in rete moltissimi servizi di Music Licensing ideali per il musicista indipendente. La maggior parte di questi operatori specializzati raccolgono brani in cataloghi digitali che presentano ai propri clienti, i quali hanno quindi la possibilità di scegliere tra le varie categorie il brano che fa al caso loro.
A seconda dei casi è poi la piattaforma web a gestire l’intero flusso dell’accordo, offrendo a volte anche consulenza. 

C’è poi anche un discorso legato alla filodiffusione (o musica di sottofondo), ovvero i brani che vengono trasmessi all’interno delle attività commerciali, quelli che ascoltate distrattamente mentre fate la spesa, per intenderci.
In quel caso l’esercizio commerciale può creare una sua playlist e pagare i diritti direttamente attraverso la società che li gestisce, oppure acquistare dei cataloghi attraverso società che offrono questo servizio, come ad esempio Soundreef, che in particolare offre un catalogo di brani per i quali gestisce anche la corresponsione dei diritti.

Legato al discorso cinema va detto anche che agli aventi diritto viene corrisposto quello che si chiama “diritto di pubblica esecuzione”, ovvero una percentuale del prezzo del biglietto che viene divisa tra regista, sceneggiatori, autori delle musiche ecc. Una voce esigua rispetto ai diritti di sincronizzazione ma che è comunque bene conoscere. 

Insomma un ambito che vi invito ad approfondire, in quanto offre concrete possibilità di guadagno al quale magari non pensavate. Perché la musica non è solo dischi e live.

di Francesco Galassi


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